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		<title>Uploads from juri_kid_a, tagged squareformat</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 12:02:45 -0700</pubDate>
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			<title>Uploads from juri_kid_a, tagged squareformat</title>
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		<item>
			<title>adios (parigi 34)</title>
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			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/9077073121/&quot; title=&quot;adios (parigi 34)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm6.staticflickr.com/5545/9077073121_c8e848e743_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;240&quot; alt=&quot;adios (parigi 34)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dunque è arrivata l'estate, dunque è arrivato il caldo eh. Beh io non vedo l'ora che torni l'inverno ma almeno fino a settembre mi toccherà sopportare tutto ciò, dato che la tanto auspicata (da me) nuova era glaciale tarda a manifestarsi ed anzi, noi esseri umani si fa di tutto per contrastare questa gioiosa (per me) venuta.&lt;br /&gt;
Ma quando fa caldo, anche la sera tardi, quando si torna da una serata fuori con la morosa, si va in macchina coi finestrini giù. E si ascolta musica, in macchina.&lt;br /&gt;
Per fortuna abito sufficientemente lontano dalla strada per non aver troppo fastidio dei vari zarri e tamarri che passano veloci facendo sorbire la loro musica insopportabile.&lt;br /&gt;
Così non ho potuto fare a meno di trattenere un sorriso qualche sabato fa quando, su una strada deserta, a destra campi più o meno coltivati, a sinistra case con ditta annessa, anch'io mi sono sorpreso ad ascoltare musica a tutto volume col finestrino giù.&lt;br /&gt;
Ma il sorriso non era tanto per me, quanto per gli ignari ascoltatori che invece della solita tamarrata del caso si sono sorbiti un passaggio veloce del greatest hits di Fabrizio De André.&lt;br /&gt;
E quindi io qualche sabato fa sono passato in messo a case semi-addormentate regalando, forse la sorpresa, di riconoscere Carlo Martello o La città vecchia o Morire per delle idee.&lt;br /&gt;
Onestamente, spero che qualcuno abbia apprezzato. Io dal canto mio, godevo moltissimo nell'ascoltare De André in una calda notte d'estate, in macchina, coi finestrini giù.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 12:02:45 -0700</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-06-18T21:00:26-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:description type="html">&lt;p&gt;Dunque è arrivata l'estate, dunque è arrivato il caldo eh. Beh io non vedo l'ora che torni l'inverno ma almeno fino a settembre mi toccherà sopportare tutto ciò, dato che la tanto auspicata (da me) nuova era glaciale tarda a manifestarsi ed anzi, noi esseri umani si fa di tutto per contrastare questa gioiosa (per me) venuta.&lt;br /&gt;
Ma quando fa caldo, anche la sera tardi, quando si torna da una serata fuori con la morosa, si va in macchina coi finestrini giù. E si ascolta musica, in macchina.&lt;br /&gt;
Per fortuna abito sufficientemente lontano dalla strada per non aver troppo fastidio dei vari zarri e tamarri che passano veloci facendo sorbire la loro musica insopportabile.&lt;br /&gt;
Così non ho potuto fare a meno di trattenere un sorriso qualche sabato fa quando, su una strada deserta, a destra campi più o meno coltivati, a sinistra case con ditta annessa, anch'io mi sono sorpreso ad ascoltare musica a tutto volume col finestrino giù.&lt;br /&gt;
Ma il sorriso non era tanto per me, quanto per gli ignari ascoltatori che invece della solita tamarrata del caso si sono sorbiti un passaggio veloce del greatest hits di Fabrizio De André.&lt;br /&gt;
E quindi io qualche sabato fa sono passato in messo a case semi-addormentate regalando, forse la sorpresa, di riconoscere Carlo Martello o La città vecchia o Morire per delle idee.&lt;br /&gt;
Onestamente, spero che qualcuno abbia apprezzato. Io dal canto mio, godevo moltissimo nell'ascoltare De André in una calda notte d'estate, in macchina, coi finestrini giù.&lt;/p&gt;</media:description>
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		</item>
		<item>
			<title>carne fresca (parigi 33)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/9034087935/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/9034087935/&quot; title=&quot;carne fresca (parigi 33)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7422/9034087935_8cbd21a17a_m.jpg&quot; width=&quot;239&quot; height=&quot;240&quot; alt=&quot;carne fresca (parigi 33)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Nel mio ultimo giro parigino di fine aprile abbiamo colto l'occasione per andare a visitare l'Opéra di Paris. Quella vera, l'Opéra Garnier, mica quella cosa fatta tutta a quadretti alla Bastille.&lt;br /&gt;
Teatrone bello pomposo come vuole la tradizione e come si addice alla capitale francese. Con la sorpresa della volta sopra la platea dipinta con bella profusione di colori da Chagall, che io non amo particolarmente ma che in quel contesto faceva la sua porca figura.&lt;br /&gt;
In più, nel foyer. Un'esposizione di manichini con alcuni tra i vestiti utilizzati per le opere di danza dalle varie protagoniste: tulli verdi tempestati di piccole schegge brillanti per un effetto primaverile, come le gocce di rugiada sulle foglie al mattino; rossi corpetti e coroncine in tinta, tutto molto bello. Attorno un'atmosfera pomposa, pomposissima, anche troppo.&lt;br /&gt;
Sapete che vi dico? Alla fine la mia Opéra preferita è ancora quella di Vichy.&lt;br /&gt;
Tutta in stile art nouveau, verde e bianco avorio. Leggera, sorridente. Con le chicche decorative che solo quello stile ti può dare. Bellissima, stupefacente, nel senso che non ti aspetti proprio che un teatro “classico” possa essere così particolare. Una perla. E in più, nella visita guidata della scorsa estate abbiamo pure visto un camerino “storico”, la sala prove per i ballerini e le ballerine, con una parete tutta fatta di specchi e il parquet vecchio, che scricchiola a camminarci sopra. E poi siamo stati pure sotto al palcoscenico a vedere tutte le funi e i pesi per alzare o nascondere le parti di scenografia.&lt;br /&gt;
Ci sto pensando, è possibile che quest'estate torni a vederla...&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 11:45:40 -0700</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-06-13T20:43:18-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:description type="html">&lt;p&gt;Nel mio ultimo giro parigino di fine aprile abbiamo colto l'occasione per andare a visitare l'Opéra di Paris. Quella vera, l'Opéra Garnier, mica quella cosa fatta tutta a quadretti alla Bastille.&lt;br /&gt;
Teatrone bello pomposo come vuole la tradizione e come si addice alla capitale francese. Con la sorpresa della volta sopra la platea dipinta con bella profusione di colori da Chagall, che io non amo particolarmente ma che in quel contesto faceva la sua porca figura.&lt;br /&gt;
In più, nel foyer. Un'esposizione di manichini con alcuni tra i vestiti utilizzati per le opere di danza dalle varie protagoniste: tulli verdi tempestati di piccole schegge brillanti per un effetto primaverile, come le gocce di rugiada sulle foglie al mattino; rossi corpetti e coroncine in tinta, tutto molto bello. Attorno un'atmosfera pomposa, pomposissima, anche troppo.&lt;br /&gt;
Sapete che vi dico? Alla fine la mia Opéra preferita è ancora quella di Vichy.&lt;br /&gt;
Tutta in stile art nouveau, verde e bianco avorio. Leggera, sorridente. Con le chicche decorative che solo quello stile ti può dare. Bellissima, stupefacente, nel senso che non ti aspetti proprio che un teatro “classico” possa essere così particolare. Una perla. E in più, nella visita guidata della scorsa estate abbiamo pure visto un camerino “storico”, la sala prove per i ballerini e le ballerine, con una parete tutta fatta di specchi e il parquet vecchio, che scricchiola a camminarci sopra. E poi siamo stati pure sotto al palcoscenico a vedere tutte le funi e i pesi per alzare o nascondere le parti di scenografia.&lt;br /&gt;
Ci sto pensando, è possibile che quest'estate torni a vederla...&lt;/p&gt;</media:description>
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		<item>
			<title>slowly goes the night (parigi 31)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8971607410/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8971607410/&quot; title=&quot;slowly goes the night (parigi 31)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm6.staticflickr.com/5467/8971607410_eebcd8f254_m.jpg&quot; width=&quot;239&quot; height=&quot;240&quot; alt=&quot;slowly goes the night (parigi 31)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;L'altro giorno ho visto per caso una foto scattata all'alba. La luce, era dolce, rosea, morbida. Le luci artificiali ancora rischiaravano i luoghi eppure a vederle, mi sembravano quasi inutili. Buone solo per accrescere quel contrasto un po' alla Magritte, tra il cielo che si colora prima che il sole si mostri e una città ancora ferma, immobile, ancora tutta addormentata.&lt;br /&gt;
Un momento di solitudine assoluta per il fotografo.&lt;br /&gt;
Raramente sono stato così resistente da potermi permettere di non andare neanche a letto e riuscire a tirare fino alle prime luci del giorno. Più frequenti sono stati momenti d'insonnia estiva, dove il caldo non lasciava scampo e dove l'albeggiare rappresentava il momento della stanchezza estrema e dell'unica frescura rigenerante per potersi finalmente addormentare.&lt;br /&gt;
O ancora, ricordo partenze verso est ancora di notte. Incrociando il sorgere del sole in autostrada, con una sosta in autogrill per guardare le facce delle persone attorno e scoprirle o gonfie di sonno ristoratore o tirate dopo una notte alla guida.&lt;br /&gt;
Ricordo una passeggiata dopo una notte un bianco, al mare. La via principale deserta. In giro solo gli edicolanti ad aprire il negozio, qualche avventore in bar deserti a far colazione. E qualche rimasuglio della vita della notte appena terminata che torna, in piccoli gruppi, all'ovile o chissà dove.&lt;br /&gt;
Ricordo la spiaggia, l'aria fresca, il piacere dell'aria fresca. L'avvicinarsi al mare e scoprirlo piacevolmente tiepido. La voglia, repressa, di fare un bagno all'alba.&lt;br /&gt;
All'alba per qualche motivo siamo tutti soli. Ma che bello provare quella solitudine lì.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 06 Jun 2013 11:22:50 -0700</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-06-06T20:20:30-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>slowly goes the night (parigi 31)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;L'altro giorno ho visto per caso una foto scattata all'alba. La luce, era dolce, rosea, morbida. Le luci artificiali ancora rischiaravano i luoghi eppure a vederle, mi sembravano quasi inutili. Buone solo per accrescere quel contrasto un po' alla Magritte, tra il cielo che si colora prima che il sole si mostri e una città ancora ferma, immobile, ancora tutta addormentata.&lt;br /&gt;
Un momento di solitudine assoluta per il fotografo.&lt;br /&gt;
Raramente sono stato così resistente da potermi permettere di non andare neanche a letto e riuscire a tirare fino alle prime luci del giorno. Più frequenti sono stati momenti d'insonnia estiva, dove il caldo non lasciava scampo e dove l'albeggiare rappresentava il momento della stanchezza estrema e dell'unica frescura rigenerante per potersi finalmente addormentare.&lt;br /&gt;
O ancora, ricordo partenze verso est ancora di notte. Incrociando il sorgere del sole in autostrada, con una sosta in autogrill per guardare le facce delle persone attorno e scoprirle o gonfie di sonno ristoratore o tirate dopo una notte alla guida.&lt;br /&gt;
Ricordo una passeggiata dopo una notte un bianco, al mare. La via principale deserta. In giro solo gli edicolanti ad aprire il negozio, qualche avventore in bar deserti a far colazione. E qualche rimasuglio della vita della notte appena terminata che torna, in piccoli gruppi, all'ovile o chissà dove.&lt;br /&gt;
Ricordo la spiaggia, l'aria fresca, il piacere dell'aria fresca. L'avvicinarsi al mare e scoprirlo piacevolmente tiepido. La voglia, repressa, di fare un bagno all'alba.&lt;br /&gt;
All'alba per qualche motivo siamo tutti soli. Ma che bello provare quella solitudine lì.&lt;/p&gt;</media:description>
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			<title>life round here (parigi 30)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8952844938/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8952844938/&quot; title=&quot;life round here (parigi 30)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm4.staticflickr.com/3675/8952844938_21d6633898_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;239&quot; alt=&quot;life round here (parigi 30)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Appunti visivi, visuali, casuali e misti del mio ultimo breve soggiorno parigino.&lt;br /&gt;
L'addio.&lt;br /&gt;
Comincio dalla fine. Una foto fatta col cellulare la mattina della partenza, dopo colazione, in mezzo ad avenue des Gobelins. Una prospettiva centrale perfetta. Col nastro della strada a convergere verso il centro e la Parigi “alta” sullo sfondo. A dominare tutto, la cupola del Pantheon.&lt;br /&gt;
La visita.&lt;br /&gt;
Dopo Montparnasse a trovare Serge, questa volta cimitero di Montmartre. A trovare François. Cioè Truffaut. Con una tomba tutta scura, difficile da fotografare. Neanche una foto. Niente. Solo la tomba scura di uno dei più grandi registi della storia del cinema.&lt;br /&gt;
I macarons.&lt;br /&gt;
Quasi ora di cena. Passiamo davanti ad una boulangerie. All'improvviso decido di entrare a prendere una scatola di macarons, da mangiare come dolce. La commessa che quando la chiude col nastro tiene il tutto in modo un po' strano. All'inizio lo scambio per imbranataggine. In albergo mi accorgo che il nastro invece che essere perpendicolare e intrecciato “a croce”, come nei pacchi regalo classici, gira attorno alla scatola con un'inclinazione di 60 gradi. Ci abbiamo provato ma non siamo mica riusciti a replicare il giochino.&lt;br /&gt;
Pellegrinaggi.&lt;br /&gt;
Luoghi dove sono andato in tutti i miei viaggi a Parigi: place des Vosges (che in zona almeno una volta ci fermiamo sempre a mangiare, stavolta in creperia), il Marais, place de la Bastille, Montmartre e rue Jean de Beauvais, perché li ci ho lasciato un pezzo di cuore e allora torno a trovarlo per vedere come sta.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 13:48:28 -0700</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-06-04T22:45:50-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:description type="html">&lt;p&gt;Appunti visivi, visuali, casuali e misti del mio ultimo breve soggiorno parigino.&lt;br /&gt;
L'addio.&lt;br /&gt;
Comincio dalla fine. Una foto fatta col cellulare la mattina della partenza, dopo colazione, in mezzo ad avenue des Gobelins. Una prospettiva centrale perfetta. Col nastro della strada a convergere verso il centro e la Parigi “alta” sullo sfondo. A dominare tutto, la cupola del Pantheon.&lt;br /&gt;
La visita.&lt;br /&gt;
Dopo Montparnasse a trovare Serge, questa volta cimitero di Montmartre. A trovare François. Cioè Truffaut. Con una tomba tutta scura, difficile da fotografare. Neanche una foto. Niente. Solo la tomba scura di uno dei più grandi registi della storia del cinema.&lt;br /&gt;
I macarons.&lt;br /&gt;
Quasi ora di cena. Passiamo davanti ad una boulangerie. All'improvviso decido di entrare a prendere una scatola di macarons, da mangiare come dolce. La commessa che quando la chiude col nastro tiene il tutto in modo un po' strano. All'inizio lo scambio per imbranataggine. In albergo mi accorgo che il nastro invece che essere perpendicolare e intrecciato “a croce”, come nei pacchi regalo classici, gira attorno alla scatola con un'inclinazione di 60 gradi. Ci abbiamo provato ma non siamo mica riusciti a replicare il giochino.&lt;br /&gt;
Pellegrinaggi.&lt;br /&gt;
Luoghi dove sono andato in tutti i miei viaggi a Parigi: place des Vosges (che in zona almeno una volta ci fermiamo sempre a mangiare, stavolta in creperia), il Marais, place de la Bastille, Montmartre e rue Jean de Beauvais, perché li ci ho lasciato un pezzo di cuore e allora torno a trovarlo per vedere come sta.&lt;/p&gt;</media:description>
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		<item>
			<title>roads (parigi 29)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8893833932/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8893833932/&quot; title=&quot;roads (parigi 29)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm6.staticflickr.com/5331/8893833932_144ec78ebd_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;239&quot; alt=&quot;roads (parigi 29)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Sono allergico a molte cose. Nel senso più medico del termine eh. Già a febbraio mi premuro di cominciare ad assumere pasticche di antistaminici in previsione dell'ondata di sostanze orribili dell'aria che si concretizza attraverso ripetuti e rumorosi starnuti, conditi da una produzione decisamente fuori misura di muco e lacrime agli occhi. Tutto ciò solitamente avviene intorno a pasqua. Ma quest'anno no. Pochi starnuti, solo rare mattine e quindi poche lacrime e pochi pacchetti di fazzoletti di carta usati.&lt;br /&gt;
Ma a Parigi, il secondo giorno, mi sono svegliato con uno strano e fastidioso prurito in gola e ho iniziato a fare qualche starnuto di troppo. L'idea della mattina era di visitare il Jardin des plantes, che era pure abbastanza vicino, per poi andare sull'isola di San Luigi.&lt;br /&gt;
Ebbene, appena il mio naso ha varcato il cancello del parco, vicino all'edificio del museo di storia naturale, con lo stegosauro in bella mostra, ebbene, l'allergia si è rivelata in tutta la sua potenza con una sequela ininterrotta di starnuti per almeno un paio di minuti; lacrime, lacrime e ancora calde lacrime che scendevano e due pacchetti di fazzoletti di carta fatti fuori in un tempo record.&lt;br /&gt;
Poi il Jardin des plantes non l'abbiamo mica visto, perché io ho implorato di uscire al più presto da quel luogo infernale, che magari a gennaio avrà anche il suo fascino, ma a fine aprile è soltanto un incubo.&lt;br /&gt;
Al primo incrocio mentre le macchine erano ferme col rosso ho inspirato profondamente le ristoranti esalazioni di monossido di carbonio e polveri sottili, accogliendo tutto ciò con profonda gioia.&lt;br /&gt;
E adesso al lavoro ho una confezione da supermercato di autentici “muchoirs” parigini (comprati a Montmartre, per la precisione) nel cassetto che spero di metterci un anno a finirla tutta.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 30 May 2013 12:01:19 -0700</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-05-30T20:59:02-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>roads (parigi 29)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Sono allergico a molte cose. Nel senso più medico del termine eh. Già a febbraio mi premuro di cominciare ad assumere pasticche di antistaminici in previsione dell'ondata di sostanze orribili dell'aria che si concretizza attraverso ripetuti e rumorosi starnuti, conditi da una produzione decisamente fuori misura di muco e lacrime agli occhi. Tutto ciò solitamente avviene intorno a pasqua. Ma quest'anno no. Pochi starnuti, solo rare mattine e quindi poche lacrime e pochi pacchetti di fazzoletti di carta usati.&lt;br /&gt;
Ma a Parigi, il secondo giorno, mi sono svegliato con uno strano e fastidioso prurito in gola e ho iniziato a fare qualche starnuto di troppo. L'idea della mattina era di visitare il Jardin des plantes, che era pure abbastanza vicino, per poi andare sull'isola di San Luigi.&lt;br /&gt;
Ebbene, appena il mio naso ha varcato il cancello del parco, vicino all'edificio del museo di storia naturale, con lo stegosauro in bella mostra, ebbene, l'allergia si è rivelata in tutta la sua potenza con una sequela ininterrotta di starnuti per almeno un paio di minuti; lacrime, lacrime e ancora calde lacrime che scendevano e due pacchetti di fazzoletti di carta fatti fuori in un tempo record.&lt;br /&gt;
Poi il Jardin des plantes non l'abbiamo mica visto, perché io ho implorato di uscire al più presto da quel luogo infernale, che magari a gennaio avrà anche il suo fascino, ma a fine aprile è soltanto un incubo.&lt;br /&gt;
Al primo incrocio mentre le macchine erano ferme col rosso ho inspirato profondamente le ristoranti esalazioni di monossido di carbonio e polveri sottili, accogliendo tutto ciò con profonda gioia.&lt;br /&gt;
E adesso al lavoro ho una confezione da supermercato di autentici “muchoirs” parigini (comprati a Montmartre, per la precisione) nel cassetto che spero di metterci un anno a finirla tutta.&lt;/p&gt;</media:description>
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		</item>
		<item>
			<title>valium tavor serenase (parigi 28)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8869489043/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8869489043/&quot; title=&quot;valium tavor serenase (parigi 28)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8400/8869489043_00d66cbbe5_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;240&quot; alt=&quot;valium tavor serenase (parigi 28)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Comunque diciamo che la mia Flexaret fa sempre la sua porca figura eh. Sarà il fascino della biottica che al giorno d'oggi sono completamente sparite, sarà che si vede che è “vecchia”, sarà quel che sarà (come cantavano I ricchi e poveri) ma comunque non passa inosservata.&lt;br /&gt;
Già in quel di Londra una giovine ragazza assieme a degli amici, dopo che ebbi scattato una foto (eravamo vicino a Twinings, me lo ricordo benissimo), esclamò un “Oh is a camera!”. L'ultima volta che l'ho portata in giro a Milano ricordo una madre che indicava alla figlioletta la mia macchina spiegandole che quella era, appunto, una macchina fotografica.&lt;br /&gt;
E in questo giro a Parigi, mentre eravamo in Boulevard de l'Hôpital, per dirigerci verso il maledettissimo Jardin des plantes, un compassato signore francese a spasso col cane mi ha fermato complimentandosi per la bellezza della Flexaret e attaccando un discorso sulla qualità delle lenti Meopta e sulla sua passione di un tempo per la fotografia, quando si dilettava a fotografare i funghi (giuro, champignons, ha detto, e lo ha pure ripetuto in latino: “fungus”).&lt;br /&gt;
Beh, insomma, son soddisfazioni. Tanto più che la mia Flexaret fa ancora foto degnissime e bellissime. Mi piacerebbe anche sfruttarla un po' di più come portrait machine, dato che che mette a fuoco anche da distanze piuttosto brevi e regala atmosfere decisamente notevoli. In futuro vedremo.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 28 May 2013 11:40:03 -0700</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-05-28T20:36:54-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>valium tavor serenase (parigi 28)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Comunque diciamo che la mia Flexaret fa sempre la sua porca figura eh. Sarà il fascino della biottica che al giorno d'oggi sono completamente sparite, sarà che si vede che è “vecchia”, sarà quel che sarà (come cantavano I ricchi e poveri) ma comunque non passa inosservata.&lt;br /&gt;
Già in quel di Londra una giovine ragazza assieme a degli amici, dopo che ebbi scattato una foto (eravamo vicino a Twinings, me lo ricordo benissimo), esclamò un “Oh is a camera!”. L'ultima volta che l'ho portata in giro a Milano ricordo una madre che indicava alla figlioletta la mia macchina spiegandole che quella era, appunto, una macchina fotografica.&lt;br /&gt;
E in questo giro a Parigi, mentre eravamo in Boulevard de l'Hôpital, per dirigerci verso il maledettissimo Jardin des plantes, un compassato signore francese a spasso col cane mi ha fermato complimentandosi per la bellezza della Flexaret e attaccando un discorso sulla qualità delle lenti Meopta e sulla sua passione di un tempo per la fotografia, quando si dilettava a fotografare i funghi (giuro, champignons, ha detto, e lo ha pure ripetuto in latino: “fungus”).&lt;br /&gt;
Beh, insomma, son soddisfazioni. Tanto più che la mia Flexaret fa ancora foto degnissime e bellissime. Mi piacerebbe anche sfruttarla un po' di più come portrait machine, dato che che mette a fuoco anche da distanze piuttosto brevi e regala atmosfere decisamente notevoli. In futuro vedremo.&lt;/p&gt;</media:description>
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		<item>
			<title>speed x distance = time (venezia 15)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8573352230/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8573352230/&quot; title=&quot;speed x distance = time (venezia 15)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8524/8573352230_9357d5632e_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;239&quot; alt=&quot;speed x distance = time (venezia 15)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Serata produttiva: ho fatto tutti i compiti di francese per sabato, compresa una piccola storiella che serviva a insegnare come usare, secondo necessità, il passato prossimo o l'imperfetto. Che in italiano è lo stesso, quindi non è stato particolarmente complicato.&lt;br /&gt;
Comunque, classica storiella da esercizio: un tizio esce dalla metrò, è sera e piove, esce anche Dolorés, ha l'aria triste e improvvisamente scivola. Il resto andava completato ma bisognava metterci la descrizione del colpo di fulmine, la descrizione fisica di Dolorés e il finale della storia. Io ovviamente non riesco a immaginare lieti fini manco dentro gli esercizi di francese e quindi ecco che Dolorés ha la fede, è già sposata e quindi tutti a casa, ognuno per la propria strada, di sera, a Parigi, sotto la pioggia. Metropolitana fermata Nation, tra la Bastiglia e Père-Lachaise. In una sera di marzo. E questo per quanto riguarda francese.&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda il resto mi sono appena accorto di una notevolissima opera del Padre: un tempo, in bagno avevamo uno scovolino, comprato dalla madre, notevolmente kistch: pieno di acqua azzurra aveva dei pesciolini di plastica che ci galleggiavano dentro. Lo stesso c'era nel manico dello  stesso, manico che si è staccato dalla “spazzola” dopo qualche utilizzo. Ora, uno un manico pieno di acqua azzurra con un pesce di plastica dentro una volta rotto lo butta, no?&lt;br /&gt;
No. quel manico è rimasto per anni dentro uno dei cassetti del mobile del bagno. Fino a qualche giorno fa. Perché adesso è diventato, con l'aggiunta di un gancio (dunque opera del Padre, vista l'indubbia qualità dell'inserimento) il contrappeso della corda che tira le tende in camera mia.&lt;br /&gt;
Così adesso, tra la tenda e il calorifero c'è un pesciolino di plastica che galleggia nell'ex manico dello scovolino del cesso. Ecco.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 15:17:26 -0700</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-03-19T23:14:38-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>speed x distance = time (venezia 15)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Serata produttiva: ho fatto tutti i compiti di francese per sabato, compresa una piccola storiella che serviva a insegnare come usare, secondo necessità, il passato prossimo o l'imperfetto. Che in italiano è lo stesso, quindi non è stato particolarmente complicato.&lt;br /&gt;
Comunque, classica storiella da esercizio: un tizio esce dalla metrò, è sera e piove, esce anche Dolorés, ha l'aria triste e improvvisamente scivola. Il resto andava completato ma bisognava metterci la descrizione del colpo di fulmine, la descrizione fisica di Dolorés e il finale della storia. Io ovviamente non riesco a immaginare lieti fini manco dentro gli esercizi di francese e quindi ecco che Dolorés ha la fede, è già sposata e quindi tutti a casa, ognuno per la propria strada, di sera, a Parigi, sotto la pioggia. Metropolitana fermata Nation, tra la Bastiglia e Père-Lachaise. In una sera di marzo. E questo per quanto riguarda francese.&lt;br /&gt;
Per quanto riguarda il resto mi sono appena accorto di una notevolissima opera del Padre: un tempo, in bagno avevamo uno scovolino, comprato dalla madre, notevolmente kistch: pieno di acqua azzurra aveva dei pesciolini di plastica che ci galleggiavano dentro. Lo stesso c'era nel manico dello  stesso, manico che si è staccato dalla “spazzola” dopo qualche utilizzo. Ora, uno un manico pieno di acqua azzurra con un pesce di plastica dentro una volta rotto lo butta, no?&lt;br /&gt;
No. quel manico è rimasto per anni dentro uno dei cassetti del mobile del bagno. Fino a qualche giorno fa. Perché adesso è diventato, con l'aggiunta di un gancio (dunque opera del Padre, vista l'indubbia qualità dell'inserimento) il contrappeso della corda che tira le tende in camera mia.&lt;br /&gt;
Così adesso, tra la tenda e il calorifero c'è un pesciolino di plastica che galleggia nell'ex manico dello scovolino del cesso. Ecco.&lt;/p&gt;</media:description>
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		</item>
		<item>
			<title>sell me a coat (venezia 13)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8557386845/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8557386845/&quot; title=&quot;sell me a coat (venezia 13)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8510/8557386845_e9ebdc4e5c_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;236&quot; alt=&quot;sell me a coat (venezia 13)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Stasera posto tardi che sono di ritorno da un aperitivo in Triennale a causa di un evento organizzato dall'azienda per la quale lavoro e di cui io ho fatto solo i banner. Tre formati: mpu, intropage e giant pushbar. E una dem.&lt;br /&gt;
Ovviamente se non l'avessimo organizzato noi non ci sarei mai andato, che io in Triennale ci vado solo a vedere le mostre ed il mio livello di mondanità media è pari a 2 su una scala che va da monaco di clausura a Lapo Elkann.&lt;br /&gt;
Un po' è il fatto che abitando fuori Milano poi mi toccherebbe prendere tardi il treno che non è proprio il massimo, benché tutte le volte che l'ho fatto non ho mai avuto problemi. Un po' è il fatto che sono pigro, endemicamente pigro, un po' è il fatto che non provo davvero attrazione alcuna per la vita mondana, per gli eventi e occasioni speciali.&lt;br /&gt;
Io sono metodico, ripetitivo, ciclico. La mia filosofia è quella della “Black Celebration” dei Depeche Mode: la settimana si compone di tutta una serie di riti ripetitivi, sempre uguali a loro stessi che hanno il loro posto sempre nelle stesse caselline. Così sono quelle consuetudini a cui non mi posso sottrarre, come lo svegliarmi ad orari precisi e prendere il treno ad orari anch'essi (beh, più o meno) precisi. O consuetudini che nascono e che si fanno per puro piacere e rilassamento, come la pizza in amicizia il venerdì sera. Con degli spazi grigi e vuoti da riempire a piacimento che vanno dal sabato pomeriggio alla domenica sera.&lt;br /&gt;
Poi il rigido rito settimanale ricomincia e deve ricominciare. Che quella che per molti è routine, per me è sacramento è ripetizione rituale. Una celebrazione nera, appunto, dove non c'è gioia o redenzione. Dove rimangono solo gli automatismi e le tradizioni, nel senso di azioni che si portano avanti ormai da anni e che continueranno ancora per molti, moltissimi anni. Si modificheranno, muteranno, si sposteranno ma continueranno ad essere portate avanti.&lt;br /&gt;
Lo faccio io, lo facciamo tutti, lo fate anche voi. Il perché di tutto ciò forse rimane un mistero o forse no. Ognuno dia la risposta che preferisce alla sua Black Celebration.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 14:36:28 -0700</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-03-14T22:33:27-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>sell me a coat (venezia 13)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Stasera posto tardi che sono di ritorno da un aperitivo in Triennale a causa di un evento organizzato dall'azienda per la quale lavoro e di cui io ho fatto solo i banner. Tre formati: mpu, intropage e giant pushbar. E una dem.&lt;br /&gt;
Ovviamente se non l'avessimo organizzato noi non ci sarei mai andato, che io in Triennale ci vado solo a vedere le mostre ed il mio livello di mondanità media è pari a 2 su una scala che va da monaco di clausura a Lapo Elkann.&lt;br /&gt;
Un po' è il fatto che abitando fuori Milano poi mi toccherebbe prendere tardi il treno che non è proprio il massimo, benché tutte le volte che l'ho fatto non ho mai avuto problemi. Un po' è il fatto che sono pigro, endemicamente pigro, un po' è il fatto che non provo davvero attrazione alcuna per la vita mondana, per gli eventi e occasioni speciali.&lt;br /&gt;
Io sono metodico, ripetitivo, ciclico. La mia filosofia è quella della “Black Celebration” dei Depeche Mode: la settimana si compone di tutta una serie di riti ripetitivi, sempre uguali a loro stessi che hanno il loro posto sempre nelle stesse caselline. Così sono quelle consuetudini a cui non mi posso sottrarre, come lo svegliarmi ad orari precisi e prendere il treno ad orari anch'essi (beh, più o meno) precisi. O consuetudini che nascono e che si fanno per puro piacere e rilassamento, come la pizza in amicizia il venerdì sera. Con degli spazi grigi e vuoti da riempire a piacimento che vanno dal sabato pomeriggio alla domenica sera.&lt;br /&gt;
Poi il rigido rito settimanale ricomincia e deve ricominciare. Che quella che per molti è routine, per me è sacramento è ripetizione rituale. Una celebrazione nera, appunto, dove non c'è gioia o redenzione. Dove rimangono solo gli automatismi e le tradizioni, nel senso di azioni che si portano avanti ormai da anni e che continueranno ancora per molti, moltissimi anni. Si modificheranno, muteranno, si sposteranno ma continueranno ad essere portate avanti.&lt;br /&gt;
Lo faccio io, lo facciamo tutti, lo fate anche voi. Il perché di tutto ciò forse rimane un mistero o forse no. Ognuno dia la risposta che preferisce alla sua Black Celebration.&lt;/p&gt;</media:description>
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			<title>heaven is a place on earth (venezia 11)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8545408765/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8545408765/&quot; title=&quot;heaven is a place on earth (venezia 11)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8527/8545408765_e88bb618a1_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;236&quot; alt=&quot;heaven is a place on earth (venezia 11)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Mezzi di trasporto. L'aereo mi annoia: dopo i primi due minuti di “effetto Micromachines” e di volo sopra le nuvole ho capito che era tutto così e che quindi tanto valeva provare a dormire, con scarsi risultati. Con l'auto ho un rapporto a due facce: la malsopporto se devo guidare io e diventa interessante se faccio il passeggero. Lato mare ho provato una volta il traghetto ma era notte e avevo il posto ponte e l'aliscafo non offre panorami particolarmente interessanti, ma in compenso mi mette addosso una notevole sonnolenza e dunque lo approvo per questo.&lt;br /&gt;
Ma il mio preferito è decisamente il treno. Fondamentalmente perché non devo fare nulla se non stare seduto e perché offre sempre scorci interessanti. Anche un viaggio attorno a Milano, per andare verso una città diversa è sempre ricco di soddisfazioni: la partenza dalla Centrale, che, insomma è una stazione piuttosto affascinante, Stacchini era un grandissimo esponente del Liberty italiano e in questo edificio ce n'è parecchio. Poi, il retro delle case, dei condomini, lontani dalla uniformità delle facciate si scoprono personalizzazioni e momenti di vita quotidiana: una scala, tende di colori diversi, mobili e mobiletti, qualche panno steso. E lo spostarsi verso le periferie, con quei momenti di archeologia industriale, anche ferroviaria, che tanto mi piacciono e che vorrei tanto fotografare. Ma sopratutto quel punto di vista, il finestrino, così diverso, così particolare, così unico. I “buchi” nelle gallerie delle cinque terre che inquadrano l'azzurro del mare, le distese di campi tra Lione e Parigi, un laghetto perfettissimo in mezzo a boschi tra Lione e Vichy o il ponte della Libertà, con la laguna attorno. Immagini troppo veloci, troppo fugaci per essere fotografate eppure così forti, tanto che le ricordo ancora, come se fosse ieri.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 14:18:17 -0700</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-03-10T22:14:55-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>heaven is a place on earth (venezia 11)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Mezzi di trasporto. L'aereo mi annoia: dopo i primi due minuti di “effetto Micromachines” e di volo sopra le nuvole ho capito che era tutto così e che quindi tanto valeva provare a dormire, con scarsi risultati. Con l'auto ho un rapporto a due facce: la malsopporto se devo guidare io e diventa interessante se faccio il passeggero. Lato mare ho provato una volta il traghetto ma era notte e avevo il posto ponte e l'aliscafo non offre panorami particolarmente interessanti, ma in compenso mi mette addosso una notevole sonnolenza e dunque lo approvo per questo.&lt;br /&gt;
Ma il mio preferito è decisamente il treno. Fondamentalmente perché non devo fare nulla se non stare seduto e perché offre sempre scorci interessanti. Anche un viaggio attorno a Milano, per andare verso una città diversa è sempre ricco di soddisfazioni: la partenza dalla Centrale, che, insomma è una stazione piuttosto affascinante, Stacchini era un grandissimo esponente del Liberty italiano e in questo edificio ce n'è parecchio. Poi, il retro delle case, dei condomini, lontani dalla uniformità delle facciate si scoprono personalizzazioni e momenti di vita quotidiana: una scala, tende di colori diversi, mobili e mobiletti, qualche panno steso. E lo spostarsi verso le periferie, con quei momenti di archeologia industriale, anche ferroviaria, che tanto mi piacciono e che vorrei tanto fotografare. Ma sopratutto quel punto di vista, il finestrino, così diverso, così particolare, così unico. I “buchi” nelle gallerie delle cinque terre che inquadrano l'azzurro del mare, le distese di campi tra Lione e Parigi, un laghetto perfettissimo in mezzo a boschi tra Lione e Vichy o il ponte della Libertà, con la laguna attorno. Immagini troppo veloci, troppo fugaci per essere fotografate eppure così forti, tanto che le ricordo ancora, come se fosse ieri.&lt;/p&gt;</media:description>
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		</item>
		<item>
			<title>mad world (venezia 02)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8482693969/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8482693969/&quot; title=&quot;mad world (venezia 02)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8095/8482693969_dafcf1d927_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;239&quot; alt=&quot;mad world (venezia 02)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;C'è quell'angolo di Venezia, che sta là, in alto a destra. Sestriere di Cannaregio, il ghetto ebraico.&lt;br /&gt;
Che poi, per quanto mi riguarda, è la zona più magnifica di Venezia, perché è una zona che è ancora vissuta, è ancora un paese, nel senso di piccola città. Il massimo della soddisfazione è stato vedere che a Cannaregio mettono ancora i panni ad asciugare all'aperto, a fargli prendere l'aria della laguna, che, evidentemente, non dev'essere così umida come dicono, dato che i panni li asciuga. Anche a dicembre. Nascosto e riparato, per evidenti motivazioni storiche che risuonano decisamente funeste, il ghetto è una piccola oasi di spontaneità e tranquillità in una città che tranquilla lo è pochissimo (soprattutto in zona ponte di rialto...). Con questo canale che tira tutto dritto e poi, in fondo vedi che svolta decisamente a sinistra.&lt;br /&gt;
Arrivato in fondo poi, c'è la sorpresa con la svolta a sinistra che svela quella magia romantica e triste, minimale e placida che è la laguna.&lt;br /&gt;
Uno specchi d'acqua grigio che si unica perfettamente col cielo grigio, interrotto solo qua e là dalle bricole e dal passaggio di qualche piccola barchetta (le gondole stanno da altre parti).&lt;br /&gt;
E poi più in là, più avanti, fino al limite estremo della città con la striscia sottile del Ponte della Libertà che corre verso la terraferma.&lt;br /&gt;
E quei treni che passano, silenziosi, troppo lontani per far rumore eppure così visibili. Scatole che la sera riportano pendolari verso la terra. Scatole così tristi quando volgono le spalle a Venezia, all'isola in mezzo alla laguna. Un cordone ombelicale che unisce e muove.&lt;br /&gt;
È ora di tornare a casa, adesso.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Sun, 17 Feb 2013 13:44:14 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-02-17T22:41:25-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>mad world (venezia 02)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;C'è quell'angolo di Venezia, che sta là, in alto a destra. Sestriere di Cannaregio, il ghetto ebraico.&lt;br /&gt;
Che poi, per quanto mi riguarda, è la zona più magnifica di Venezia, perché è una zona che è ancora vissuta, è ancora un paese, nel senso di piccola città. Il massimo della soddisfazione è stato vedere che a Cannaregio mettono ancora i panni ad asciugare all'aperto, a fargli prendere l'aria della laguna, che, evidentemente, non dev'essere così umida come dicono, dato che i panni li asciuga. Anche a dicembre. Nascosto e riparato, per evidenti motivazioni storiche che risuonano decisamente funeste, il ghetto è una piccola oasi di spontaneità e tranquillità in una città che tranquilla lo è pochissimo (soprattutto in zona ponte di rialto...). Con questo canale che tira tutto dritto e poi, in fondo vedi che svolta decisamente a sinistra.&lt;br /&gt;
Arrivato in fondo poi, c'è la sorpresa con la svolta a sinistra che svela quella magia romantica e triste, minimale e placida che è la laguna.&lt;br /&gt;
Uno specchi d'acqua grigio che si unica perfettamente col cielo grigio, interrotto solo qua e là dalle bricole e dal passaggio di qualche piccola barchetta (le gondole stanno da altre parti).&lt;br /&gt;
E poi più in là, più avanti, fino al limite estremo della città con la striscia sottile del Ponte della Libertà che corre verso la terraferma.&lt;br /&gt;
E quei treni che passano, silenziosi, troppo lontani per far rumore eppure così visibili. Scatole che la sera riportano pendolari verso la terra. Scatole così tristi quando volgono le spalle a Venezia, all'isola in mezzo alla laguna. Un cordone ombelicale che unisce e muove.&lt;br /&gt;
È ora di tornare a casa, adesso.&lt;/p&gt;</media:description>
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		</item>
		<item>
			<title>rimmel (vicenza11)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8463234228/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8463234228/&quot; title=&quot;rimmel (vicenza11)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8252/8463234228_7e1422b298_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;235&quot; alt=&quot;rimmel (vicenza11)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Beh, che dire. Questa settimana mi sono tolto un po' d'ansia che da qualche tempo mi girava sopra il coppino dato che sabato mattina ho passato con moderata tranquillità l'esamino di francese.&lt;br /&gt;
Dunque abbiamo una settimana di pausa e poi si ricomincia: via verso nuove litigate coi pronomi, nuovi segni rossi sui piccoli temini di produzione scritta e soprattutto via verso una probabilissima vacanza-studio in Francia quest'estate che verrà.&lt;br /&gt;
E sabato mattina prossimo posso finalmente dormire fino a tardi come ai vecchi tempi.&lt;br /&gt;
Poi weekend all'insegna del carnevale che era dalla seconda media che avevo smesso e ho in qualche modo ricominciato. Con un vestito che per me era di carnevale ma che per molti studenti del liceo di Crescenzago che talvolta incrocio nelle mie uscite per bere un tè post-pranzo. Un costume calato nella quotidianità. Che uno un costume se lo va a prendere in un negozio apposito, no? Beh, io sono andato da Zar(r)a in corso Vittorio Emanuele.&lt;br /&gt;
I contatti di Facebook potranno goderne una foto molto buia ma credo sufficientemente rappresentativa (quando avrò voglia di caricarla, ovviamente).&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 14:11:02 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-02-10T23:07:23-08:00</dc:date.Taken>
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    <media:title>rimmel (vicenza11)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Beh, che dire. Questa settimana mi sono tolto un po' d'ansia che da qualche tempo mi girava sopra il coppino dato che sabato mattina ho passato con moderata tranquillità l'esamino di francese.&lt;br /&gt;
Dunque abbiamo una settimana di pausa e poi si ricomincia: via verso nuove litigate coi pronomi, nuovi segni rossi sui piccoli temini di produzione scritta e soprattutto via verso una probabilissima vacanza-studio in Francia quest'estate che verrà.&lt;br /&gt;
E sabato mattina prossimo posso finalmente dormire fino a tardi come ai vecchi tempi.&lt;br /&gt;
Poi weekend all'insegna del carnevale che era dalla seconda media che avevo smesso e ho in qualche modo ricominciato. Con un vestito che per me era di carnevale ma che per molti studenti del liceo di Crescenzago che talvolta incrocio nelle mie uscite per bere un tè post-pranzo. Un costume calato nella quotidianità. Che uno un costume se lo va a prendere in un negozio apposito, no? Beh, io sono andato da Zar(r)a in corso Vittorio Emanuele.&lt;br /&gt;
I contatti di Facebook potranno goderne una foto molto buia ma credo sufficientemente rappresentativa (quando avrò voglia di caricarla, ovviamente).&lt;/p&gt;</media:description>
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		</item>
		<item>
			<title>electioneering (vicenza09)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8448923600/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8448923600/&quot; title=&quot;electioneering (vicenza09)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8378/8448923600_d725bf7f56_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;238&quot; alt=&quot;electioneering (vicenza09)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Martedì.&lt;br /&gt;
E io sabato ho un esame di francese e apparentemente ho dimenticato quasi tutto a parte come formare le prime tre persone dell'”imparfait”.&lt;br /&gt;
Un po' di complicante sulla forma negativa: ogni tanto dimentico di mettere o il “ne” o il “pas”. E non mi ricordo più la terza persona presente del verbo “aller”.&lt;br /&gt;
A stasera ho completamente rimosso il “futur simple”, che è proprio sparito, guarda.&lt;br /&gt;
E mi rendo conto di non riuscire a piazzare correttamente il “que” e il “qui” per il semplice fatto che anche in italiano non ho più così chiara la differenza tra il “che” soggetto e il “che” complemento.&lt;br /&gt;
E devo ripassare un sacco di vocabolario: dal tempo atmosferico agli ortaggi e cose da mangiare ai vestiti.&lt;br /&gt;
Per concludere abbiamo pure rimosso i “le/la/les” e i “lui/leur”. Quando si utilizza “lui” e quando s'utilizza “il”? Boh, bella domanda.&lt;br /&gt;
Almeno a 'sto giro sono fuori tutti i simpatici pronomi tra cui “y” e “en”, almeno quello.&lt;br /&gt;
Ma vabbè, dai piano piano vedo di ripassare tutto. Intanto i tre esercizietti per sabato li ho già fatti. Domani ci facciamo tutta la parte di vocabolario e giovedì ci spariamo il futuro. Poi venerdì teoricamente esco a cena e dunque il treno del sabato mattina sarà luogo di un ultimo disperato ripasso generale.&lt;br /&gt;
Poi, sabato, verso le nove e mezza daje con l'esamino.&lt;br /&gt;
Daje, daje tutta. Ahò.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 12:50:02 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-02-05T21:46:17-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>electioneering (vicenza09)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Martedì.&lt;br /&gt;
E io sabato ho un esame di francese e apparentemente ho dimenticato quasi tutto a parte come formare le prime tre persone dell'”imparfait”.&lt;br /&gt;
Un po' di complicante sulla forma negativa: ogni tanto dimentico di mettere o il “ne” o il “pas”. E non mi ricordo più la terza persona presente del verbo “aller”.&lt;br /&gt;
A stasera ho completamente rimosso il “futur simple”, che è proprio sparito, guarda.&lt;br /&gt;
E mi rendo conto di non riuscire a piazzare correttamente il “que” e il “qui” per il semplice fatto che anche in italiano non ho più così chiara la differenza tra il “che” soggetto e il “che” complemento.&lt;br /&gt;
E devo ripassare un sacco di vocabolario: dal tempo atmosferico agli ortaggi e cose da mangiare ai vestiti.&lt;br /&gt;
Per concludere abbiamo pure rimosso i “le/la/les” e i “lui/leur”. Quando si utilizza “lui” e quando s'utilizza “il”? Boh, bella domanda.&lt;br /&gt;
Almeno a 'sto giro sono fuori tutti i simpatici pronomi tra cui “y” e “en”, almeno quello.&lt;br /&gt;
Ma vabbè, dai piano piano vedo di ripassare tutto. Intanto i tre esercizietti per sabato li ho già fatti. Domani ci facciamo tutta la parte di vocabolario e giovedì ci spariamo il futuro. Poi venerdì teoricamente esco a cena e dunque il treno del sabato mattina sarà luogo di un ultimo disperato ripasso generale.&lt;br /&gt;
Poi, sabato, verso le nove e mezza daje con l'esamino.&lt;br /&gt;
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		</item>
		<item>
			<title>lime tree arbour (vicenza08)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8441899527/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8441899527/&quot; title=&quot;lime tree arbour (vicenza08)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8054/8441899527_793b1da2fd_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;239&quot; alt=&quot;lime tree arbour (vicenza08)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Dunque. Mi risulta che settimana prossima sia carnevale. Ma io già ieri ho visto coriandoli per terra in Corso Magenta, quindi deduco che, insomma forse, tecnicamente, il carnevale è già iniziato. Io so solamente che a Milano finisce il sabato e nel resto d'Italia finisce tipo il giovedì.&lt;br /&gt;
Segue breve elenco sporadico di diversi vestiti di carnevale da me portati.&lt;br /&gt;
Zorro.&lt;br /&gt;
Ero piccolo. Avrò avuto tipo due anni e c'è questa foto di me con due baffetti disegnati (non so se vi ricordate il bimbetto del secondo film della Famiglia Addams, che aveva già i baffetti, ecco, uguale. Anche la pettinatura era simile) un cappello a falda nero e una mantellina con la quale poi ho continuato a giocare per anni. Sulla mantellina, opera di mia zia sarta, due specie di fiori in tessuto bianco.&lt;br /&gt;
Sandokan.&lt;br /&gt;
Che con Sandokan non centrava nulla perché Sandokan era un pirata che viveva in clandestinità e si vestiva un po' così. Io avevo un turbante con gilet blu, una camicia bianca con la passamaneria sulle maniche e dei pantaloni a righe arancioni e verdi. E una cintura in cui ci infilavo una sciabola con la quale ho poi continuato a giocare per anni.&lt;br /&gt;
Robin.&lt;br /&gt;
Che uno guarda in tv la serie televisiva degli anni '60, quella kitcshissima e dunque cosa non vuoi travestirti da Robin, il giovine aiutante di Batman. Era solo questione d'età e di gerarchia perché poi, infatti.&lt;br /&gt;
Batman.&lt;br /&gt;
Sono passato di grado, forse direttamente l'anno dopo e mi sono vestito come il “capo del dinamico duo. Segni particolari: le orecchie in feltro del costume non stavano molto su da sole, erano un po' stortine.&lt;br /&gt;
Dracula.&lt;br /&gt;
Che poi non era un costume molto draculoso. Era un completo con giacca (e fiore all'occhiello) nera con i risvolti rossi, camicia bianca, pantaloni neri e un cappello (ma quando mai Dracula c'aveva il cappello?) pseudo-elegante in feltro. Tecnicamente avevo la dentiera coi canini da vampiro ma in foto sembro vestito da, boh. Uomo in completo nero.&lt;br /&gt;
Moschettiere.&lt;br /&gt;
Credo l'ultimo io vestito di carnevale. Che poi non era neppure un moschettiere. Essendo rosso, come l'iconografia cinematografica ci tramanda, ero vestito da guardia cardinalizia del maledetto Richelieu. Comunque, per la cronaca ero Athos. E mi ero disegnato da solo il pizzetto con la matita per gli occhi di mia zia. E con la spada del costume ho poi continuato a giocare per anni.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Sun, 03 Feb 2013 14:23:29 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-02-03T23:20:56-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:description type="html">&lt;p&gt;Dunque. Mi risulta che settimana prossima sia carnevale. Ma io già ieri ho visto coriandoli per terra in Corso Magenta, quindi deduco che, insomma forse, tecnicamente, il carnevale è già iniziato. Io so solamente che a Milano finisce il sabato e nel resto d'Italia finisce tipo il giovedì.&lt;br /&gt;
Segue breve elenco sporadico di diversi vestiti di carnevale da me portati.&lt;br /&gt;
Zorro.&lt;br /&gt;
Ero piccolo. Avrò avuto tipo due anni e c'è questa foto di me con due baffetti disegnati (non so se vi ricordate il bimbetto del secondo film della Famiglia Addams, che aveva già i baffetti, ecco, uguale. Anche la pettinatura era simile) un cappello a falda nero e una mantellina con la quale poi ho continuato a giocare per anni. Sulla mantellina, opera di mia zia sarta, due specie di fiori in tessuto bianco.&lt;br /&gt;
Sandokan.&lt;br /&gt;
Che con Sandokan non centrava nulla perché Sandokan era un pirata che viveva in clandestinità e si vestiva un po' così. Io avevo un turbante con gilet blu, una camicia bianca con la passamaneria sulle maniche e dei pantaloni a righe arancioni e verdi. E una cintura in cui ci infilavo una sciabola con la quale ho poi continuato a giocare per anni.&lt;br /&gt;
Robin.&lt;br /&gt;
Che uno guarda in tv la serie televisiva degli anni '60, quella kitcshissima e dunque cosa non vuoi travestirti da Robin, il giovine aiutante di Batman. Era solo questione d'età e di gerarchia perché poi, infatti.&lt;br /&gt;
Batman.&lt;br /&gt;
Sono passato di grado, forse direttamente l'anno dopo e mi sono vestito come il “capo del dinamico duo. Segni particolari: le orecchie in feltro del costume non stavano molto su da sole, erano un po' stortine.&lt;br /&gt;
Dracula.&lt;br /&gt;
Che poi non era un costume molto draculoso. Era un completo con giacca (e fiore all'occhiello) nera con i risvolti rossi, camicia bianca, pantaloni neri e un cappello (ma quando mai Dracula c'aveva il cappello?) pseudo-elegante in feltro. Tecnicamente avevo la dentiera coi canini da vampiro ma in foto sembro vestito da, boh. Uomo in completo nero.&lt;br /&gt;
Moschettiere.&lt;br /&gt;
Credo l'ultimo io vestito di carnevale. Che poi non era neppure un moschettiere. Essendo rosso, come l'iconografia cinematografica ci tramanda, ero vestito da guardia cardinalizia del maledetto Richelieu. Comunque, per la cronaca ero Athos. E mi ero disegnato da solo il pizzetto con la matita per gli occhi di mia zia. E con la spada del costume ho poi continuato a giocare per anni.&lt;/p&gt;</media:description>
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		<item>
			<title>electricity (vicenza07)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8432656079/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8432656079/&quot; title=&quot;electricity (vicenza07)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8217/8432656079_d555e33d4f_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;234&quot; alt=&quot;electricity (vicenza07)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Continuiamo con le foto di Vicenza che ce ne sono ancora un bel po'. Insomma daje e ridaje alla fine da quella giornata che non mi aveva particolarmente impressionato sono venute fuori un bel po' di foto buone.&lt;br /&gt;
Effettivamente delle città venete ho un buon ricordo, soprattutto quando si parla di andare a vedere mostre: come quando andai a Padova, con una mostra a palazzo Zabarella, una giornata piovosa, un centro storico notevolissimo e tante belle fotine. Esattamente come per Vicenza.&lt;br /&gt;
A Verona invece la mostra che volevo andare a vedere era finita l'anno prima (…) (facciamo finta di niente, please) e non so, non ho fatto poi tutte 'ste buone foto. Ma ultimamente ho fatto un un veloce passaggio nella città scaligera e mi riprometto di tornarci che forse, non so, posso trovare nuovi spunti che forse mi erano sfuggiti.&lt;br /&gt;
Venezia merita un discorso a parte, finito con Vicenza attacchiamo con lei. Ma a Venezia ci tornerei sempre. Senza discussioni.&lt;br /&gt;
E poi niente, queste sono settimane in cui ho avuto ritmi belli tosti, adesso cominciamo a normalizzarci un po' e dunque se mi ci metto (posto che sto già crollando dal sonno) dovrei cercare di capire un po' dove andare sia per le gitarelle brevi sia, magari per qualche gitarella lunga nei prossimi mesi.&lt;br /&gt;
E dunque continuiamo a perderci e girovagare un po' nel centro storico di Vicenza. Se avete fame il baccalà non mancherà di soddisfarvi. Se non vi piace il baccalà, beh, mi spiace “vraiment” per voi.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 11:46:56 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-01-31T20:44:29-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>electricity (vicenza07)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Continuiamo con le foto di Vicenza che ce ne sono ancora un bel po'. Insomma daje e ridaje alla fine da quella giornata che non mi aveva particolarmente impressionato sono venute fuori un bel po' di foto buone.&lt;br /&gt;
Effettivamente delle città venete ho un buon ricordo, soprattutto quando si parla di andare a vedere mostre: come quando andai a Padova, con una mostra a palazzo Zabarella, una giornata piovosa, un centro storico notevolissimo e tante belle fotine. Esattamente come per Vicenza.&lt;br /&gt;
A Verona invece la mostra che volevo andare a vedere era finita l'anno prima (…) (facciamo finta di niente, please) e non so, non ho fatto poi tutte 'ste buone foto. Ma ultimamente ho fatto un un veloce passaggio nella città scaligera e mi riprometto di tornarci che forse, non so, posso trovare nuovi spunti che forse mi erano sfuggiti.&lt;br /&gt;
Venezia merita un discorso a parte, finito con Vicenza attacchiamo con lei. Ma a Venezia ci tornerei sempre. Senza discussioni.&lt;br /&gt;
E poi niente, queste sono settimane in cui ho avuto ritmi belli tosti, adesso cominciamo a normalizzarci un po' e dunque se mi ci metto (posto che sto già crollando dal sonno) dovrei cercare di capire un po' dove andare sia per le gitarelle brevi sia, magari per qualche gitarella lunga nei prossimi mesi.&lt;br /&gt;
E dunque continuiamo a perderci e girovagare un po' nel centro storico di Vicenza. Se avete fame il baccalà non mancherà di soddisfarvi. Se non vi piace il baccalà, beh, mi spiace “vraiment” per voi.&lt;/p&gt;</media:description>
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		</item>
		<item>
			<title>cabin fever! (vicenza06)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8428289536/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8428289536/&quot; title=&quot;cabin fever! (vicenza06)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8504/8428289536_b62e1f74fe_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;235&quot; alt=&quot;cabin fever! (vicenza06)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E dai che è un periodo dove sono veramente cotto, cottissimo.&lt;br /&gt;
I miei problemi di sonno continuano, non faccio fatica ad addormentarmi, ma il mio corpicino (corpicino... più o meno, ecco) pensa che si stia facendo un pisolino. E dunque ecco che mi sveglio prestissimo e passo il resto del tempo che mi separa dal suono della sveglia tra i rigiri nel letto e un dormiveglia nervoso. Così si continua in questo circolo vizioso di stanchezza e pseudo pisolini.&lt;br /&gt;
E la melatonina comunque non serve ad un emerito cacchio. O perlomeno ai dosaggi a cui la prendo io.&lt;br /&gt;
In più, son settimane ad un bel ritmo al lavoro e dunque da fare non manca, il tempo passa e passa bene ma insomma, è un buon ritmo, e quando poi l'attenzione e la concentrazione calano l'abbiocco s'insinua prepotente.&lt;br /&gt;
Ma io so chi è il responsabile di tutto questo cattivo sonno: mio padre. Che l'ho preso da lui che ha sempre fatto fatica a dormire e sono anni che si prende la pasticchetta.&lt;br /&gt;
La madre invece si addormenta clamorosamente sul divano davanti alla tv, poi si sveglia, va a letto e si riaddormenta di nuovo.&lt;br /&gt;
Non capisco perché dalla madre ho preso la tendenza ad ingrassare, dal padre l'insonnia e non viceversa.&lt;br /&gt;
Mendel mi deve delle spiegazioni a riguardo.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Tue, 29 Jan 2013 13:24:44 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-01-29T22:21:53-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>cabin fever! (vicenza06)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;E dai che è un periodo dove sono veramente cotto, cottissimo.&lt;br /&gt;
I miei problemi di sonno continuano, non faccio fatica ad addormentarmi, ma il mio corpicino (corpicino... più o meno, ecco) pensa che si stia facendo un pisolino. E dunque ecco che mi sveglio prestissimo e passo il resto del tempo che mi separa dal suono della sveglia tra i rigiri nel letto e un dormiveglia nervoso. Così si continua in questo circolo vizioso di stanchezza e pseudo pisolini.&lt;br /&gt;
E la melatonina comunque non serve ad un emerito cacchio. O perlomeno ai dosaggi a cui la prendo io.&lt;br /&gt;
In più, son settimane ad un bel ritmo al lavoro e dunque da fare non manca, il tempo passa e passa bene ma insomma, è un buon ritmo, e quando poi l'attenzione e la concentrazione calano l'abbiocco s'insinua prepotente.&lt;br /&gt;
Ma io so chi è il responsabile di tutto questo cattivo sonno: mio padre. Che l'ho preso da lui che ha sempre fatto fatica a dormire e sono anni che si prende la pasticchetta.&lt;br /&gt;
La madre invece si addormenta clamorosamente sul divano davanti alla tv, poi si sveglia, va a letto e si riaddormenta di nuovo.&lt;br /&gt;
Non capisco perché dalla madre ho preso la tendenza ad ingrassare, dal padre l'insonnia e non viceversa.&lt;br /&gt;
Mendel mi deve delle spiegazioni a riguardo.&lt;/p&gt;</media:description>
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		</item>
		<item>
			<title>thieves like us (levico07)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8368698088/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8368698088/&quot; title=&quot;thieves like us (levico07)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8326/8368698088_417eb92141_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;236&quot; alt=&quot;thieves like us (levico07)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E dunque siamo arrivati all'ultima foto di questo set. Ciao Levico, cittadina comunque carina che mi ha riservato dei buoni scorci ma soprattutto un buonissimo hotel dove ricordo ancora con una certa nostalgia le briochine con la crema al latte della colazione.&lt;br /&gt;
Ma prima di lasciare queste terre trentine andiamo a fare un ultima capatina al lago di Caldonazzo, molto più grande di quello di Levico e dotato di scorci e vedute più ampie.&lt;br /&gt;
Quel giorno fu climaticamente molto piacevole con un bel sole che scaldava le sponde del lago. Inoltre dato che eravamo a novembre tutte le strutture turistiche attorno al lago erano tutte in pieno “letargo” con aree d'estate destinate a bar e ristoranti fronte lago ora spoglie e di nudo cemento; le vie a ridosso dello specchio d'acqua in bella stagione popolate da felici villeggianti ora deserte; le villette con tavoli e sedie da giardino accatastati e riposti al coperto.&lt;br /&gt;
Un po' di quell'essenza di vuoto e nulla tipica delle località turistiche estive d'inverno. La malinconia del sole pallido e dell'assenza. Quell'assenza che però quando la vedi ti attira e alla fine ti piace. Quando puoi stare in un posto solitamente pieno che invece, in quell'occasione, è favorevolmente vuoto.&lt;br /&gt;
Una volta, in occasione di uno sciopero ho preso l'ultimo metrò. Sul vagone c'ero solo io. La prima cosa che ho fatto quando me ne sono reso conto è stato cacciare un urlo fortissimo, certo che nessuno mi avrebbe sentito. Poi mi sono sentito molto rilassato, felice quasi. Sicuramente soddisfatto.&lt;br /&gt;
Era il senso dell'assenza, era il senso del possesso di un luogo familiare che per dieci minuti è stato solo mio, era davvero felicità.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 12:38:07 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-01-10T21:35:18-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>thieves like us (levico07)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;E dunque siamo arrivati all'ultima foto di questo set. Ciao Levico, cittadina comunque carina che mi ha riservato dei buoni scorci ma soprattutto un buonissimo hotel dove ricordo ancora con una certa nostalgia le briochine con la crema al latte della colazione.&lt;br /&gt;
Ma prima di lasciare queste terre trentine andiamo a fare un ultima capatina al lago di Caldonazzo, molto più grande di quello di Levico e dotato di scorci e vedute più ampie.&lt;br /&gt;
Quel giorno fu climaticamente molto piacevole con un bel sole che scaldava le sponde del lago. Inoltre dato che eravamo a novembre tutte le strutture turistiche attorno al lago erano tutte in pieno “letargo” con aree d'estate destinate a bar e ristoranti fronte lago ora spoglie e di nudo cemento; le vie a ridosso dello specchio d'acqua in bella stagione popolate da felici villeggianti ora deserte; le villette con tavoli e sedie da giardino accatastati e riposti al coperto.&lt;br /&gt;
Un po' di quell'essenza di vuoto e nulla tipica delle località turistiche estive d'inverno. La malinconia del sole pallido e dell'assenza. Quell'assenza che però quando la vedi ti attira e alla fine ti piace. Quando puoi stare in un posto solitamente pieno che invece, in quell'occasione, è favorevolmente vuoto.&lt;br /&gt;
Una volta, in occasione di uno sciopero ho preso l'ultimo metrò. Sul vagone c'ero solo io. La prima cosa che ho fatto quando me ne sono reso conto è stato cacciare un urlo fortissimo, certo che nessuno mi avrebbe sentito. Poi mi sono sentito molto rilassato, felice quasi. Sicuramente soddisfatto.&lt;br /&gt;
Era il senso dell'assenza, era il senso del possesso di un luogo familiare che per dieci minuti è stato solo mio, era davvero felicità.&lt;/p&gt;</media:description>
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		</item>
		<item>
			<title>beautiful freak (venezia 07)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8517187618/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8517187618/&quot; title=&quot;beautiful freak (venezia 07)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8371/8517187618_bed898543a_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;239&quot; alt=&quot;beautiful freak (venezia 07)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Operazione curriculum in francese: terminée. Domani lo stampo e poi sabato lo faccio vedere alla mia professoressa al corso e me lo faccio correggere.&lt;br /&gt;
Poi, più avanti, chissà.&lt;br /&gt;
Intanto questi tempi d'incertezza, esuberi, dimissioni e vuoto di poteri, inesorabilmente passano comunque. Il tempo poi alla fine passa, passa sempre. Gli anni si dividono in mesi, i mesi in giorni, i giorni in minuti e i minuti in secondi. E viceversa. A passare da un secondo un un anno è una cosa proprio veloce.&lt;br /&gt;
Il tempo passa, passano le persone, passa il sole, passa la pioggia. Passa tutto. Passano gli obbiettivi, le speranze e i sogni. Tutto passa, tutto cambia, o forse non cambia niente.&lt;br /&gt;
Resti tu e il tuo percorso. Tu e le strade che hai fatto. I rettilinei, le curve, le deviazioni, le svolte. Ecco cosa resta. Una strada, tante strade. Un percorso, tanti percorsi.&lt;br /&gt;
E le cose che un tempo erano importanti non contano più. E le ferite sono cicatrici più o meno visibili. E le lezioni, alcune s'imparano, altre, chissà perché, non s'imparano mai.&lt;br /&gt;
Tutto conta tutto e niente non conta niente. Ieri era ieri e oggi è oggi.&lt;br /&gt;
Domani chissà.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 28 Feb 2013 13:47:52 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-02-28T22:43:12-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>beautiful freak (venezia 07)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Operazione curriculum in francese: terminée. Domani lo stampo e poi sabato lo faccio vedere alla mia professoressa al corso e me lo faccio correggere.&lt;br /&gt;
Poi, più avanti, chissà.&lt;br /&gt;
Intanto questi tempi d'incertezza, esuberi, dimissioni e vuoto di poteri, inesorabilmente passano comunque. Il tempo poi alla fine passa, passa sempre. Gli anni si dividono in mesi, i mesi in giorni, i giorni in minuti e i minuti in secondi. E viceversa. A passare da un secondo un un anno è una cosa proprio veloce.&lt;br /&gt;
Il tempo passa, passano le persone, passa il sole, passa la pioggia. Passa tutto. Passano gli obbiettivi, le speranze e i sogni. Tutto passa, tutto cambia, o forse non cambia niente.&lt;br /&gt;
Resti tu e il tuo percorso. Tu e le strade che hai fatto. I rettilinei, le curve, le deviazioni, le svolte. Ecco cosa resta. Una strada, tante strade. Un percorso, tanti percorsi.&lt;br /&gt;
E le cose che un tempo erano importanti non contano più. E le ferite sono cicatrici più o meno visibili. E le lezioni, alcune s'imparano, altre, chissà perché, non s'imparano mai.&lt;br /&gt;
Tutto conta tutto e niente non conta niente. Ieri era ieri e oggi è oggi.&lt;br /&gt;
Domani chissà.&lt;/p&gt;</media:description>
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		</item>
		<item>
			<title>la fee verte (venezia 04)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8494896761/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8494896761/&quot; title=&quot;la fee verte (venezia 04)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8232/8494896761_cf8a18336e_m.jpg&quot; width=&quot;239&quot; height=&quot;240&quot; alt=&quot;la fee verte (venezia 04)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Che per arrivare in San Marco dalla stazione non abbiamo fatto proprio il percorso più breve...&lt;br /&gt;
Come nella migliore tradizione è stato un po' il solito “détournement” per calli e campi. Ci ha un po' fregato il Ponte di Rialto che, dopo le consuete foto di rito, abbiamo attraversato e invece non dovevamo, così poi siamo tornati indietro e dopo esserci trovati di fronte a Goldoni (sotto forma di statua), siamo finiti in una calle che terminava con un imbarcadero con quei pali tipicamente veneziani col cappuccetto in metallo e la texture a righe.&lt;br /&gt;
Insomma sapevamo di essere vicini a San Marco, solo non sapevamo quanto.&lt;br /&gt;
Poi, vabbè, uno torna indietro di una decina di metri e San Marco se la vede in tutta la sua incredibile vuotezza di dicembre che è lì, dall'altra parte del portico dove stai tu.&lt;br /&gt;
San Marco vuota, davvero molto vuota. Così ti rendi meglio conto di quanto quella piazza sia enorme con il campanile che se ne sta lì verso il fondo e quella chiesa che come lei non ce ne sono altre. Così poi giri a destra e puoi goderti lo spettacolo della laguna con la chiesa del Palladio seminascosta nella nebbia. E la colonna col Leone, quello “ufficiale”, ecco.&lt;br /&gt;
Poi dopo una capatina all'Arsenale, con tanto di teoria di vecchi ammiragli che uscivano dal Museo Navale, è stato tempo di tornare verso la piazza infilandosi di nuovo per calli e campi, di nuovo nel labirinto per perdersi un po'.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Thu, 21 Feb 2013 11:03:11 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-02-21T19:59:35-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>la fee verte (venezia 04)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Che per arrivare in San Marco dalla stazione non abbiamo fatto proprio il percorso più breve...&lt;br /&gt;
Come nella migliore tradizione è stato un po' il solito “détournement” per calli e campi. Ci ha un po' fregato il Ponte di Rialto che, dopo le consuete foto di rito, abbiamo attraversato e invece non dovevamo, così poi siamo tornati indietro e dopo esserci trovati di fronte a Goldoni (sotto forma di statua), siamo finiti in una calle che terminava con un imbarcadero con quei pali tipicamente veneziani col cappuccetto in metallo e la texture a righe.&lt;br /&gt;
Insomma sapevamo di essere vicini a San Marco, solo non sapevamo quanto.&lt;br /&gt;
Poi, vabbè, uno torna indietro di una decina di metri e San Marco se la vede in tutta la sua incredibile vuotezza di dicembre che è lì, dall'altra parte del portico dove stai tu.&lt;br /&gt;
San Marco vuota, davvero molto vuota. Così ti rendi meglio conto di quanto quella piazza sia enorme con il campanile che se ne sta lì verso il fondo e quella chiesa che come lei non ce ne sono altre. Così poi giri a destra e puoi goderti lo spettacolo della laguna con la chiesa del Palladio seminascosta nella nebbia. E la colonna col Leone, quello “ufficiale”, ecco.&lt;br /&gt;
Poi dopo una capatina all'Arsenale, con tanto di teoria di vecchi ammiragli che uscivano dal Museo Navale, è stato tempo di tornare verso la piazza infilandosi di nuovo per calli e campi, di nuovo nel labirinto per perdersi un po'.&lt;/p&gt;</media:description>
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		<item>
			<title>she bop (vicenza04)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8400350240/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8400350240/&quot; title=&quot;she bop (vicenza04)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8222/8400350240_b5f2d23316_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;234&quot; alt=&quot;she bop (vicenza04)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;Beh, domenica sera, ormai quasi lunedì. In questa settimana a parte l'insonnia non sono successe cose degne di nota, abbiamo ricominciato col solito tram-tram e però ho passato un buon weekend e quindi arrivo al lunedì con uno spirito un po' più sollevato e pronto ad affrontare le rotture di cazz... ehm.. le sfide che la settimana mi metterà davanti.&lt;br /&gt;
Intanto qui un po' ha nevicato e adesso piove, piove e non si ferma più. È ancora inverno, speriamo che in settimana almeno non piova o nevichi che magari un giorno per testare i miei nuovi acquisti fotografici me lo vorrei tenere.&lt;br /&gt;
Poi, abbiamo anche buone prospettive per le prossime settimane con altre gite in programma tra febbraio e marzo. Quindi nuove foto. Così io, che non riesco più a starmi dietro avrò una lista di foto da pubblicare sempre più lunga, di Vicenza ce ne sono un bel po'. Il fatto che quel giorno pioveva è stata una discreta rottura di scatole, ma le foto quando piove vengono decisamente meglio: il riflesso delle cose sull'asfalto bagnato è sempre motivo di grossa soddisfazione, per quanto mi riguarda. In più mettici pure che mi piacciono le foto un po' buie, beh, la pioggia è la morte (fotograficamente parlando) mia.&lt;br /&gt;
Ripensandoci, non so, magari se in settimana riesco a fare un giro di testing, spero proprio che piova...&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 14:56:39 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-01-20T23:54:18-08:00</dc:date.Taken>
            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/52382736@N00/">nobody@flickr.com (juri_kid_a)</author>
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    <media:title>she bop (vicenza04)</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;Beh, domenica sera, ormai quasi lunedì. In questa settimana a parte l'insonnia non sono successe cose degne di nota, abbiamo ricominciato col solito tram-tram e però ho passato un buon weekend e quindi arrivo al lunedì con uno spirito un po' più sollevato e pronto ad affrontare le rotture di cazz... ehm.. le sfide che la settimana mi metterà davanti.&lt;br /&gt;
Intanto qui un po' ha nevicato e adesso piove, piove e non si ferma più. È ancora inverno, speriamo che in settimana almeno non piova o nevichi che magari un giorno per testare i miei nuovi acquisti fotografici me lo vorrei tenere.&lt;br /&gt;
Poi, abbiamo anche buone prospettive per le prossime settimane con altre gite in programma tra febbraio e marzo. Quindi nuove foto. Così io, che non riesco più a starmi dietro avrò una lista di foto da pubblicare sempre più lunga, di Vicenza ce ne sono un bel po'. Il fatto che quel giorno pioveva è stata una discreta rottura di scatole, ma le foto quando piove vengono decisamente meglio: il riflesso delle cose sull'asfalto bagnato è sempre motivo di grossa soddisfazione, per quanto mi riguarda. In più mettici pure che mi piacciono le foto un po' buie, beh, la pioggia è la morte (fotograficamente parlando) mia.&lt;br /&gt;
Ripensandoci, non so, magari se in settimana riesco a fare un giro di testing, spero proprio che piova...&lt;/p&gt;</media:description>
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			<title>everything's ruined (vicenza01)</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8377463131/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/52382736@N00/&quot;&gt;juri_kid_a&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/52382736@N00/8377463131/&quot; title=&quot;everything's ruined (vicenza01)&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm9.staticflickr.com/8216/8377463131_c2bdb11e9f_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;235&quot; alt=&quot;everything's ruined (vicenza01)&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;E dopo il Trentino... si va in Veneto, più precisamente a Vicenza.&lt;br /&gt;
Dove, effettivamente, non ho visto gatti in giro (lungi da me alimentare cattive dicerie ma ricordo il padre di un amico vicentino al mare che interrogato sulla questione buttò lì un “ma il gatto, quando è cucinato bene, sembra coniglio, guarda che non te ne accorgi mica”) (forse scherzava) (forse no) (chissà).&lt;br /&gt;
Il mio giro a Vicenza di dicembre è avvenuto fondamentalmente per andare a vedere una bella mostra (davvero godibile, non troppo grande, agile e con una buona selezione significativa di opere) sul ritratto alla sempre splendida Basilica Palladiana.&lt;br /&gt;
Dunque subito dopo pranzo (baccalà alla vicentina, ça va sans dire) ci siamo proiettati verso la mostra anche perché in quel giorno dicembrino pioveva. E soprattutto il pomeriggio pioveva davvero tanto ché diventava un po' noioso andare in giro a far foto, tantopiù che alle quattro era già buio. Ma durante il giorno qualche rullo son riuscito a farlo.&lt;br /&gt;
Vicenza è una tipica città veneta, col centro storico che ha tutti i crismi delle città venete e che ti fa capire che sei in Veneto. Piazze, la Basilica Palladiana, chiese, palazzi e pure il fiume (che giusto la settimana prima era straripato facendo anche danni), tutto chiama l'universo veneto.&lt;br /&gt;
Poi, a pelle devo dire che comunque Vicenza non è riuscita a scalzare Padova come mia città veneta preferita (Venezia, ovviamente è fuori da questa classifica per manifesta superiorità) ma comunque dato che mi sono trovato bene, ho visto una bella mostra e ho mangiato bene la mettiamo nella lista delle città in cui tornerò. Sperando che quel giorno non piova però.&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Sun, 13 Jan 2013 14:54:06 -0800</pubDate>
			                        <dc:date.Taken>2013-01-13T23:51:08-08:00</dc:date.Taken>
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    <media:description type="html">&lt;p&gt;E dopo il Trentino... si va in Veneto, più precisamente a Vicenza.&lt;br /&gt;
Dove, effettivamente, non ho visto gatti in giro (lungi da me alimentare cattive dicerie ma ricordo il padre di un amico vicentino al mare che interrogato sulla questione buttò lì un “ma il gatto, quando è cucinato bene, sembra coniglio, guarda che non te ne accorgi mica”) (forse scherzava) (forse no) (chissà).&lt;br /&gt;
Il mio giro a Vicenza di dicembre è avvenuto fondamentalmente per andare a vedere una bella mostra (davvero godibile, non troppo grande, agile e con una buona selezione significativa di opere) sul ritratto alla sempre splendida Basilica Palladiana.&lt;br /&gt;
Dunque subito dopo pranzo (baccalà alla vicentina, ça va sans dire) ci siamo proiettati verso la mostra anche perché in quel giorno dicembrino pioveva. E soprattutto il pomeriggio pioveva davvero tanto ché diventava un po' noioso andare in giro a far foto, tantopiù che alle quattro era già buio. Ma durante il giorno qualche rullo son riuscito a farlo.&lt;br /&gt;
Vicenza è una tipica città veneta, col centro storico che ha tutti i crismi delle città venete e che ti fa capire che sei in Veneto. Piazze, la Basilica Palladiana, chiese, palazzi e pure il fiume (che giusto la settimana prima era straripato facendo anche danni), tutto chiama l'universo veneto.&lt;br /&gt;
Poi, a pelle devo dire che comunque Vicenza non è riuscita a scalzare Padova come mia città veneta preferita (Venezia, ovviamente è fuori da questa classifica per manifesta superiorità) ma comunque dato che mi sono trovato bene, ho visto una bella mostra e ho mangiato bene la mettiamo nella lista delle città in cui tornerò. Sperando che quel giorno non piova però.&lt;/p&gt;</media:description>
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