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		<title>Uploads from Sante sea, tagged metrò, with geodata</title>
		<link>http://www.flickr.com/photos/ragnopeloso/tags/metr%C3%B2/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2012 23:52:00 -0700</pubDate>
		<lastBuildDate>Fri, 01 Jun 2012 23:52:00 -0700</lastBuildDate>
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			<title>Uploads from Sante sea, tagged metrò, with geodata</title>
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		<item>
			<title>La notte e' solo PER CHI HA TEMPO</title>
			<link>http://www.flickr.com/photos/ragnopeloso/7309941784/</link>
			<description>			&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/people/ragnopeloso/&quot;&gt;Sante sea&lt;/a&gt; posted a photo:&lt;/p&gt;
	
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/photos/ragnopeloso/7309941784/&quot; title=&quot;La notte e' solo PER CHI HA TEMPO&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://farm8.staticflickr.com/7092/7309941784_0ef6a262d9_m.jpg&quot; width=&quot;240&quot; height=&quot;163&quot; alt=&quot;La notte e' solo PER CHI HA TEMPO&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

&lt;p&gt;privo di ispirazione ripesco dal passato.....&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quanti sogni sono nati ascoltando questa musica......&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Genesis - Lilywhite Lilith   &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=IWl7V7exvDM&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.youtube.com/watch?v=IWl7V7exvDM&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e adesso mi accorgo quanto questo brano di Peter Gabriel si leghi con questo racconto breve che ho scritto un botto di anni fa'&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
LA GROTTA DEI CENTO SCALINI &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Erano da poco passate le otto  quando Paolo, senza nessun  motivo apparente, decise di non andare a lavorare, ma  di  fare una passeggiata nel quartiere dove era nato e dove aveva trascorso i suoi primi diciassette anni di vita.&lt;br /&gt;
Parcheggiò  la macchina e fece una lunga camminata tra  le case  e  per le strade che lo avevano visto crescere.   Da  quasi vent'anni aveva  lasciato quei luoghi ma  per lui conservavano la familiarità di una volta. Fu quasi una delusione scoprire  che davanti al solito bar non c'erano gli amici  di un tempo  ma un gruppo di ragazzi a lui sconosciuti,  e soprattutto così diversi dal suo gruppo.&lt;br /&gt;
Prese  la strada che porta al parco degli  acquedotti.  Oggi è questo il nome del posto che lui ed i suoi amici  chiamavano semplicemente il prato.&lt;br /&gt;
Attraversò  campi di stoppie ricordo di  un  raccolto  di grano.  Calpestò gli stessi ciottoli degli stessi  sentieri  che conosceva  bene.  Passò  sotto  le  imponenti  arcate  dei  resti dell'acquedotto Claudio e si sedette sotto uno dei pini che, come una solenne fila di monaci, orlavano il sentiero. Con la  schiena appoggiata ad uno di questi tronchi molti anni prima aveva scritto  la  sua prima lettera d'amore e ancora oggi se  ne  ricordava ogni singolo passo. &lt;br /&gt;
E poi il pensiero arrivò a Marina, la sua compagnia da tre anni. Era  felice.  &lt;br /&gt;
La loro vita era calda, appassionata e piena di progetti  da realizzare insieme. &lt;br /&gt;
Senza prendersi troppo sul serio ma godendosi  ogni  singolo momento, cercavano di non fare perdere significato alle  piccole cose che sono poi quelle su cui si basa tutto e che a tutto danno colore. &lt;br /&gt;
Fu  proprio  mentre era assorto in questi  ricordi  che  gli tornò in mente la grotta dei 100 scalini. Una strana grotta  alla quale  si  accedeva  passando attraverso  un piccolo  fabbricato all'interno  del  quale cominciava un tunnel in discesa  che  una volta  doveva  essere  dotato di una scalinata  centrale  di  cui restavano soltanto delle tracce. Alla fine di questa galleria  si apriva  una grotta di medie dimensioni, il pavimento di  ciottoli era  sovrastato da una volta di roccia grande come la cupola  di una  chiesa  di  paese. Non c'erano  stalattiti,  non  c'erano pipistrelli  ne altre forme di vita. &lt;br /&gt;
In realtà non c'era  proprio niente,  &lt;br /&gt;
ma  l'andarci  da bambini aveva il  fascino  delle  cose vietate  e  misteriose. Così Paolo ed il suo gruppo  ci andavano quando non avevano niente di meglio da fare.&lt;br /&gt;
Dove  era la grotta dei 100 scalini? &lt;br /&gt;
Paolo,  che fino a quel momento si ricordava tutto  di  quei posti, si trovò con questo dubbio. Non riusciva proprio a  ricordare  dove  fosse questa grotta. Proprio  non  se lo ricordava, tanto che ad un  certo  punto cominciò anche a chiedersi se questa grotta fosse mai esistita  o se era soltanto l'ombra di qualche racconto ascoltato da ragazzino che il tempo aveva sedimentato nei suoi ricordi come realtà.&lt;br /&gt;
Questo  pensiero improvvisamente lo riempiva, era  assolutamente  importante scoprire la natura di questa entità che si  era riaffacciata alla memoria.&lt;br /&gt;
Si alzò e continuò a passeggiare sui campi in  compagnia dei suoi pensieri, si sentiva leggero come un adolescente ma con la consapevolezza e la solidità dei suoi 34 anni.&lt;br /&gt;
la  sua  attenzione poi fu attratta  da  un  grosso cespuglio  di Bugainville dalle foglie viola. Era strano  trovare un  cespuglio selvatico così grosso e rigoglioso  nella  campagna romana,  fossimo stati in Sicilia; nella sua Sicilia; tutto  ciò sarebbe  stato  assolutamente normale, ma lì non lo era.  &lt;br /&gt;
La sua curiosità lo guidò. Si avvicinò e guardando bene  tra le  foglie  colorate scorse dei resti di  un  piccolo   edificio completamente avvolti dalla pianta. Non ebbe dubbi, era l'ingresso della grotta che stava cercando.&lt;br /&gt;
Senza  perdere tempo imboccò la piccola galleria in  discesa che  conduceva  alla camera sotterranea. La luce  del  sole  fece presto a diventare soltanto un ricordo, tuttavia il buio non  era assoluto.  Aleggiava un chiarore violaceo che sembrava provenire dal  fondo della grotta, mano a mano che scendeva  la  luminosità aumentava  ed il colore si andava stabilizzando su  una  tonalità viola azzurro. Stranamente questo fenomeno non lo metteva assolutamente  in soggezione, anzi più scendeva in basso e  più  veniva pervaso da un caldo senso di sicurezza, la sicurezza che soltanto i luoghi familiari sanno infondere.&lt;br /&gt;
La  volta della grotta gli apparve improvvisa. Dalle  pareti di  roccia pendevano dei globi luminosi dai colori freddi  grandi come  palloni da basket. Erano  viola, lilla, fucsia, turchese  e di  altri colori indefinibili. sembravano lampadari di vetro, ma non  erano  rigidi, sembravano enormi bolle di  sapone.  La  loro forma, approssimativamente una sfera, si modificava  continuamente, &lt;br /&gt;
si modificava leggermente e &lt;br /&gt;
lentamente &lt;br /&gt;
ma si modificava. &lt;br /&gt;
Anche il loro volume cambiava.&lt;br /&gt;
Si contraevano e si espandevano; &lt;br /&gt;
pulsavano; &lt;br /&gt;
erano vivi.&lt;br /&gt;
All'interno  di ogni globo volteggiava luminosa  una  grossa farfalla. La fonte luminosa non era la farfalla e non era neanche il  globo, era l'insieme che risplendeva. Ed erano tutti i  globi che insieme  infondevano alla grotta quel chiarore  magico  che lasciava comunque tutto nell'ombra.&lt;br /&gt;
La mente di Paolo vagava nel buio, i suoi occhi mettevano  a fuoco ora una farfalla, ora un globo e poi una farfalla ancora.&lt;br /&gt;
I  suoi  ricordi tornarono indietro fino ad  incontrare  una notte di tanti anni prima.  Era a Venezia e l'acido lisergico che aveva nel sangue faceva danzare i riflessi delle insegne al  neon sulle  acque  del Canale della Giudecca. Anche  le  strade della città  fluttuavano  leggere  come gocce d'olio  sull'acqua  e  le cupole delle chiese, verdi di rame splendevano luminose come smeraldi contro un cielo nero e profondo come l'ignoto. &lt;br /&gt;
Nella grotta c'era la stessa luce.&lt;br /&gt;
Era  calmissimo,  sapeva di essere una parte  importante  di quella  situazione. Aveva  la strana certezza  che  quella  cosa irreale era vera  e che lui ne era parte.&lt;br /&gt;
I suoi piedi poggiavano su una piccola spiaggia di  ciottoli e  davanti a lui c'era un laghetto sotterraneo dalle acque  scure ed immobili. Il lago non era più largo di una trentina di  metri, e sull'altra sponda c'era quello che nell'oscurità poteva sembrare  un  enorme  specchio  le cui  dimensioni  andavano  dal  pelo dell'acqua fino all'estremità della volta. A Paolo per un momento sembrò che la grotta che gli era apparsa a forma di cupola  fosse in realtà divisa in due, mezza cupola reale e l'altra mezza  virtuale  ne  era soltanto il riflesso in questo  enorme  specchio. Perse  completamente  il  senso delle dimensioni  e delle  forme vagando nella ricerca dei globi gemelli. Cercava nel fondo  della grotta  il riflesso dei globi che gli erano più  vicini.  Cercava nei movimenti ritmici o soavi delle farfalle racchiuse nei  globi l'analogo sul fondo della grotta. &lt;br /&gt;
Non  trovò niente. &lt;br /&gt;
Niente  che  nel fondo della grotta fosse simile a  ciò  che aveva intorno. &lt;br /&gt;
Soltanto  lui; soltanto quella che lui intuiva come  la  sua immagine riflessa corrispondeva sul fondo della grotta alla realtà. &lt;br /&gt;
In  quel gioco di specchi soltanto lui aveva un gemello.  &lt;br /&gt;
Le altre cose erano assolutamente uniche.  &lt;br /&gt;
Questa certezza gli fece paura.&lt;br /&gt;
Una  paura calda.&lt;br /&gt;
Si sedette sui ciottoli, gambe incrociate e mani sulle tempie. Il suo riflesso replicò le sue mosse.   Chiuse gli occhi per provare a concentrarsi e per cercare di capire. &lt;br /&gt;
Tenne  gli occhi chiusi per un qualche tempo. Gli  tornò  in mente un pensiero. &lt;br /&gt;
Una costante della sua vita. &lt;br /&gt;
Quando  i  problemi da adolescente lo sovrastavano e  a  lui sembrava di non essere più in grado di trovare la via di fuga per salvarsi  dalle situazioni in cui si era messo o che  lo  avevano coinvolto,  inforcava  il motorino e correva verso  il mare,  si sedeva sul molo ad ascoltare la voce delle onde che frangevano sugli scogli. Spesso chiudeva gli occhi ed aspettava che  il flusso e riflusso delle onde mettesse ordine nei suoi pensieri.&lt;br /&gt;
Ascoltava il canto del mare e ne assecondava la voce, poi si  alzava  e tornava a casa con la soluzione in tasca.  Nei  momenti difficili  aveva  sempre chiesto aiuto al mare, ed  il  mare  gli aveva sempre fatto venire in mente qualcosa di buono per cavarsela.&lt;br /&gt;
Aveva  ancora gli occhi chiusi ed il rumore del  mare  passò dai ricordi alla realtà.&lt;br /&gt;
Il mare, passo dai ricordi alla realtà.&lt;br /&gt;
Fu  con lenta consapevolezza che si accorse che  il  fragore delle  onde  era   li con lui. Aprì gli occhi e  vide  ancora  di fronte  a  se la propria immagine riflessa. Lo sfondo  però  era cambiato.  La grotta era sempre pervasa dal chiarore dei globi  e delle farfalle, ma alle spalle della sua immagine riflessa  c'era una  scogliera,  una alta scogliera di granito rosa  al  tramonto contro la quale si infrangevano alte onde di burrasca.&lt;br /&gt;
Lo  stupore  lasciò presto spazio  all'estasi.  Sembrava  un paesaggio bretone, Forse era punta Del Ratz, una lingua di granito che si protende nell'oceano Atlantico. &lt;br /&gt;
Lasciò  che  il  fragore della  burrasca  conquistasse  ogni spazio  libero del suo cervello, Lasciò che gli occhi  seguissero le onde finchè non esplodevano contro gli scogli.&lt;br /&gt;
Lasciò ad un altro momento le domande.&lt;br /&gt;
Il  mare  ribolliva  di schiuma bianca e le  onde  grandi  e lunghe  mostravano  la loro potenza immane.  Se  concentrava  lo sguardo sull'orizzonte poteva sembrare un mare calmo, placidamente addormentato sotto un cielo ambrato di un tramonto del nord. &lt;br /&gt;
Non c'era vento.&lt;br /&gt;
Le  onde  ruggivano nel ricordo di una  burrasca  lontana  e forse già sopita.&lt;br /&gt;
Mentre ammirava lo spettacolo che la grotta gli stava  regalando,  per uno dei tanti misteri che governano la memoria  tornò indietro nel tempo e gli venne in mente uno dei suoi primi ricordi  d'infanzia: la macchina di latta bianca con la quale giocava nel giardino della nonna. Era una macchina a pedali con al centro del volante il grosso pulsante blu del clacson.  Quando  correva per  il  viale con la sua macchinetta si sentiva già  grande,  ed oggi,  da adulto, quello era un ricordo che si teneva  stretto  e richiamava ogni volta che aveva bisogno di aggrapparsi a qualcosa di bello su cui appoggiare un nuovo progetto per la sua vita.&lt;br /&gt;
I  ciottoli  su cui era seduto erano freddi e  bagnati  così ogni tanto cambiava posizione appoggiandosi ora su una gamba  ora sull'altra.  Mentre era assorto nei suoi pensieri e  perso  nello spettacolo  della burrasca che infuriava davanti a lui  fu  colto ancora una volta dalla sorpresa; la macchina bianca era li vicino a  lui.  Scattò  in piedi e gli girò intorno,  era  proprio  lei, ammaccata  ed impolverata proprio come l'aveva lasciata  l'ultima volta trent'anni prima. &lt;br /&gt;
Era  felice  e divertito nel vederla e  guardandola  rideva, &lt;br /&gt;
rideva  come soltanto i bambini sanno fare.&lt;br /&gt;
Era una risata  senza umorismo, senza sarcasmo. &lt;br /&gt;
Era una risata piena solo di gioia. &lt;br /&gt;
Una  risata  da bambino.&lt;br /&gt;
Aveva  voglia  di  saltarci dentro ed  iniziare  a  pedalare proprio  come una volta, non lo fece sapeva che non sarebbe  riuscito ad entrare nel piccolo abitacolo adatto ad un bimbo.&lt;br /&gt;
Mentre  guardava incredulo la sua macchinetta sentì svanire lentamente  il rumore della burrasca e quando alzò gli  occhi  il fondo della grotta era tornato a risplendere del bagliore sommesso dei globi e delle farfalle, era sparita la scogliera e si  era sopito anche l'eco della tempesta. Il laghetto di fronte a se era placido  e trasparente come uno stagno di montagna.&lt;br /&gt;
Era  uno stagno di montagna.&lt;br /&gt;
Si tolse le scarpe e immerse i piedi nell'acqua, dopo  pochi istanti  era  li che nuotava e si immergeva,  nuotava  e  nuotava ancora,  e quando riemergeva dopo ogni tuffo si sentiva  forte  e sicuro. Uscì dall'acqua quando sentì che era il momento di farlo.&lt;br /&gt;
Tornò sulla riva e quando guardò il fondo della grotta  vide se  stesso.  Vide  un uomo ben piantato sulle sue  gambe,  con  i muscoli  tesi  ed il vento nei capelli. &lt;br /&gt;
Vide  un uomo felice che teneva per mano una bambina  bionda con gli occhi azzurri.&lt;br /&gt;
Negli  occhi della bimba e sulle sue labbra vide  un  sorriso sereno.&lt;br /&gt;
Un sorriso che solo i bambini, &lt;br /&gt;
solo i bambini sanno.&lt;br /&gt;
I globi di luce splendevano nella loro opalescenza magica  e Paolo si accorse subito che  uno di essi non conteneva più il suo inquilino, la farfalla era sparita. Paolo lo accarezzò dolcemente e sentì con la mano il suo calore, sentì che quel globo solitario e vivo gli apparteneva, come gli appartenevano tutte le  immagini che gli avevano attraversato la mente all'interno della grotta.&lt;br /&gt;
Paolo si ritrovò con questo pensiero in testa appoggiato  al vecchio pino, lo stesso  vecchio pino. &lt;br /&gt;
La mattina stava pigramente finendo, la caligine colorava di giallo  il cielo di luglio ed il vento da ponente accarezzava  il prato. Si sentì pienamente felice e  dolcemente  si  fece accompagnare a casa dai suoi pensieri. &lt;br /&gt;
A maggio dell'anno dopo Marina diede  alla luce una bambina bionda con gli occhi azzurri, azzurri come il mare.&lt;br /&gt;
e sulle  coste bretoni&lt;br /&gt;
le onde continuano   &lt;br /&gt;
ad esplodere&lt;br /&gt;
contro la scogliera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E QUESTA E' LA TRADUZIONE DEL BARNO DEI GENESIS&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sala era in tumulto – tutti gridavano &lt;br /&gt;
Sono riuscito solo ad ascoltare una voce abbastanza vicina dire &lt;br /&gt;
“Ti prego, aiutami ad uscire dalla folla” &lt;br /&gt;
Diceva che se lo avessi fatto anche lei mi avrebbe aiutato, &lt;br /&gt;
Ma vedevo che era completamente cieca &lt;br /&gt;
Ma dalla sua pallida pelle e dal suo volto bianco brillava la luna &lt;br /&gt;
Candida Lilith &lt;br /&gt;
Lei ti guiderà nel tunnel della notte &lt;br /&gt;
Candida Lilith &lt;br /&gt;
Lei ti farà uscire &lt;br /&gt;
Quando la condussi in mezzo alla gente, il rumore di contestazione iniziò a crescere &lt;br /&gt;
Lei disse “lasciami sentire da che parte soffia la brezza e ti mostrerò dove andare” &lt;br /&gt;
Così la seguii in una grande cavità rotonda, &lt;br /&gt;
Lei disse “stanno venendo per te, ora non aver paura” &lt;br /&gt;
Poi mi fece sedere su un trono di pietra fredda, scolpito nella giada &lt;br /&gt;
Candida Lilith &lt;br /&gt;
Lei ti guiderà nel tunnel della notte &lt;br /&gt;
Candida Lilith &lt;br /&gt;
Lei ti farà uscire &lt;br /&gt;
Mi lascia nella mia oscurità &lt;br /&gt;
Devo affrontare la mia paura &lt;br /&gt;
E l’oscurità incombe su di me &lt;br /&gt;
Posso sentire un ronzio avvicinarsi &lt;br /&gt;
Vedo l’angolo del tunnel &lt;br /&gt;
Illuminato da un qualcosa che sta arrivando &lt;br /&gt;
Due globi dorati fluttuano nella stanza &lt;br /&gt;
Ed una luce bianca abbagliante si espande nell’aria&lt;/p&gt;</description>
			<pubDate>Fri, 01 Jun 2012 23:52:00 -0700</pubDate>
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            			<author flickr:profile="http://www.flickr.com/people/ragnopeloso/">nobody@flickr.com (Sante sea)</author>
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    <media:title>La notte e' solo PER CHI HA TEMPO</media:title>
    <media:description type="html">&lt;p&gt;privo di ispirazione ripesco dal passato.....&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quanti sogni sono nati ascoltando questa musica......&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Genesis - Lilywhite Lilith   &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=IWl7V7exvDM&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;www.youtube.com/watch?v=IWl7V7exvDM&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e adesso mi accorgo quanto questo brano di Peter Gabriel si leghi con questo racconto breve che ho scritto un botto di anni fa'&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
LA GROTTA DEI CENTO SCALINI &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Erano da poco passate le otto  quando Paolo, senza nessun  motivo apparente, decise di non andare a lavorare, ma  di  fare una passeggiata nel quartiere dove era nato e dove aveva trascorso i suoi primi diciassette anni di vita.&lt;br /&gt;
Parcheggiò  la macchina e fece una lunga camminata tra  le case  e  per le strade che lo avevano visto crescere.   Da  quasi vent'anni aveva  lasciato quei luoghi ma  per lui conservavano la familiarità di una volta. Fu quasi una delusione scoprire  che davanti al solito bar non c'erano gli amici  di un tempo  ma un gruppo di ragazzi a lui sconosciuti,  e soprattutto così diversi dal suo gruppo.&lt;br /&gt;
Prese  la strada che porta al parco degli  acquedotti.  Oggi è questo il nome del posto che lui ed i suoi amici  chiamavano semplicemente il prato.&lt;br /&gt;
Attraversò  campi di stoppie ricordo di  un  raccolto  di grano.  Calpestò gli stessi ciottoli degli stessi  sentieri  che conosceva  bene.  Passò  sotto  le  imponenti  arcate  dei  resti dell'acquedotto Claudio e si sedette sotto uno dei pini che, come una solenne fila di monaci, orlavano il sentiero. Con la  schiena appoggiata ad uno di questi tronchi molti anni prima aveva scritto  la  sua prima lettera d'amore e ancora oggi se  ne  ricordava ogni singolo passo. &lt;br /&gt;
E poi il pensiero arrivò a Marina, la sua compagnia da tre anni. Era  felice.  &lt;br /&gt;
La loro vita era calda, appassionata e piena di progetti  da realizzare insieme. &lt;br /&gt;
Senza prendersi troppo sul serio ma godendosi  ogni  singolo momento, cercavano di non fare perdere significato alle  piccole cose che sono poi quelle su cui si basa tutto e che a tutto danno colore. &lt;br /&gt;
Fu  proprio  mentre era assorto in questi  ricordi  che  gli tornò in mente la grotta dei 100 scalini. Una strana grotta  alla quale  si  accedeva  passando attraverso  un piccolo  fabbricato all'interno  del  quale cominciava un tunnel in discesa  che  una volta  doveva  essere  dotato di una scalinata  centrale  di  cui restavano soltanto delle tracce. Alla fine di questa galleria  si apriva  una grotta di medie dimensioni, il pavimento di  ciottoli era  sovrastato da una volta di roccia grande come la cupola  di una  chiesa  di  paese. Non c'erano  stalattiti,  non  c'erano pipistrelli  ne altre forme di vita. &lt;br /&gt;
In realtà non c'era  proprio niente,  &lt;br /&gt;
ma  l'andarci  da bambini aveva il  fascino  delle  cose vietate  e  misteriose. Così Paolo ed il suo gruppo  ci andavano quando non avevano niente di meglio da fare.&lt;br /&gt;
Dove  era la grotta dei 100 scalini? &lt;br /&gt;
Paolo,  che fino a quel momento si ricordava tutto  di  quei posti, si trovò con questo dubbio. Non riusciva proprio a  ricordare  dove  fosse questa grotta. Proprio  non  se lo ricordava, tanto che ad un  certo  punto cominciò anche a chiedersi se questa grotta fosse mai esistita  o se era soltanto l'ombra di qualche racconto ascoltato da ragazzino che il tempo aveva sedimentato nei suoi ricordi come realtà.&lt;br /&gt;
Questo  pensiero improvvisamente lo riempiva, era  assolutamente  importante scoprire la natura di questa entità che si  era riaffacciata alla memoria.&lt;br /&gt;
Si alzò e continuò a passeggiare sui campi in  compagnia dei suoi pensieri, si sentiva leggero come un adolescente ma con la consapevolezza e la solidità dei suoi 34 anni.&lt;br /&gt;
la  sua  attenzione poi fu attratta  da  un  grosso cespuglio  di Bugainville dalle foglie viola. Era strano  trovare un  cespuglio selvatico così grosso e rigoglioso  nella  campagna romana,  fossimo stati in Sicilia; nella sua Sicilia; tutto  ciò sarebbe  stato  assolutamente normale, ma lì non lo era.  &lt;br /&gt;
La sua curiosità lo guidò. Si avvicinò e guardando bene  tra le  foglie  colorate scorse dei resti di  un  piccolo   edificio completamente avvolti dalla pianta. Non ebbe dubbi, era l'ingresso della grotta che stava cercando.&lt;br /&gt;
Senza  perdere tempo imboccò la piccola galleria in  discesa che  conduceva  alla camera sotterranea. La luce  del  sole  fece presto a diventare soltanto un ricordo, tuttavia il buio non  era assoluto.  Aleggiava un chiarore violaceo che sembrava provenire dal  fondo della grotta, mano a mano che scendeva  la  luminosità aumentava  ed il colore si andava stabilizzando su  una  tonalità viola azzurro. Stranamente questo fenomeno non lo metteva assolutamente  in soggezione, anzi più scendeva in basso e  più  veniva pervaso da un caldo senso di sicurezza, la sicurezza che soltanto i luoghi familiari sanno infondere.&lt;br /&gt;
La  volta della grotta gli apparve improvvisa. Dalle  pareti di  roccia pendevano dei globi luminosi dai colori freddi  grandi come  palloni da basket. Erano  viola, lilla, fucsia, turchese  e di  altri colori indefinibili. sembravano lampadari di vetro, ma non  erano  rigidi, sembravano enormi bolle di  sapone.  La  loro forma, approssimativamente una sfera, si modificava  continuamente, &lt;br /&gt;
si modificava leggermente e &lt;br /&gt;
lentamente &lt;br /&gt;
ma si modificava. &lt;br /&gt;
Anche il loro volume cambiava.&lt;br /&gt;
Si contraevano e si espandevano; &lt;br /&gt;
pulsavano; &lt;br /&gt;
erano vivi.&lt;br /&gt;
All'interno  di ogni globo volteggiava luminosa  una  grossa farfalla. La fonte luminosa non era la farfalla e non era neanche il  globo, era l'insieme che risplendeva. Ed erano tutti i  globi che insieme  infondevano alla grotta quel chiarore  magico  che lasciava comunque tutto nell'ombra.&lt;br /&gt;
La mente di Paolo vagava nel buio, i suoi occhi mettevano  a fuoco ora una farfalla, ora un globo e poi una farfalla ancora.&lt;br /&gt;
I  suoi  ricordi tornarono indietro fino ad  incontrare  una notte di tanti anni prima.  Era a Venezia e l'acido lisergico che aveva nel sangue faceva danzare i riflessi delle insegne al  neon sulle  acque  del Canale della Giudecca. Anche  le  strade della città  fluttuavano  leggere  come gocce d'olio  sull'acqua  e  le cupole delle chiese, verdi di rame splendevano luminose come smeraldi contro un cielo nero e profondo come l'ignoto. &lt;br /&gt;
Nella grotta c'era la stessa luce.&lt;br /&gt;
Era  calmissimo,  sapeva di essere una parte  importante  di quella  situazione. Aveva  la strana certezza  che  quella  cosa irreale era vera  e che lui ne era parte.&lt;br /&gt;
I suoi piedi poggiavano su una piccola spiaggia di  ciottoli e  davanti a lui c'era un laghetto sotterraneo dalle acque  scure ed immobili. Il lago non era più largo di una trentina di  metri, e sull'altra sponda c'era quello che nell'oscurità poteva sembrare  un  enorme  specchio  le cui  dimensioni  andavano  dal  pelo dell'acqua fino all'estremità della volta. A Paolo per un momento sembrò che la grotta che gli era apparsa a forma di cupola  fosse in realtà divisa in due, mezza cupola reale e l'altra mezza  virtuale  ne  era soltanto il riflesso in questo  enorme  specchio. Perse  completamente  il  senso delle dimensioni  e delle  forme vagando nella ricerca dei globi gemelli. Cercava nel fondo  della grotta  il riflesso dei globi che gli erano più  vicini.  Cercava nei movimenti ritmici o soavi delle farfalle racchiuse nei  globi l'analogo sul fondo della grotta. &lt;br /&gt;
Non  trovò niente. &lt;br /&gt;
Niente  che  nel fondo della grotta fosse simile a  ciò  che aveva intorno. &lt;br /&gt;
Soltanto  lui; soltanto quella che lui intuiva come  la  sua immagine riflessa corrispondeva sul fondo della grotta alla realtà. &lt;br /&gt;
In  quel gioco di specchi soltanto lui aveva un gemello.  &lt;br /&gt;
Le altre cose erano assolutamente uniche.  &lt;br /&gt;
Questa certezza gli fece paura.&lt;br /&gt;
Una  paura calda.&lt;br /&gt;
Si sedette sui ciottoli, gambe incrociate e mani sulle tempie. Il suo riflesso replicò le sue mosse.   Chiuse gli occhi per provare a concentrarsi e per cercare di capire. &lt;br /&gt;
Tenne  gli occhi chiusi per un qualche tempo. Gli  tornò  in mente un pensiero. &lt;br /&gt;
Una costante della sua vita. &lt;br /&gt;
Quando  i  problemi da adolescente lo sovrastavano e  a  lui sembrava di non essere più in grado di trovare la via di fuga per salvarsi  dalle situazioni in cui si era messo o che  lo  avevano coinvolto,  inforcava  il motorino e correva verso  il mare,  si sedeva sul molo ad ascoltare la voce delle onde che frangevano sugli scogli. Spesso chiudeva gli occhi ed aspettava che  il flusso e riflusso delle onde mettesse ordine nei suoi pensieri.&lt;br /&gt;
Ascoltava il canto del mare e ne assecondava la voce, poi si  alzava  e tornava a casa con la soluzione in tasca.  Nei  momenti difficili  aveva  sempre chiesto aiuto al mare, ed  il  mare  gli aveva sempre fatto venire in mente qualcosa di buono per cavarsela.&lt;br /&gt;
Aveva  ancora gli occhi chiusi ed il rumore del  mare  passò dai ricordi alla realtà.&lt;br /&gt;
Il mare, passo dai ricordi alla realtà.&lt;br /&gt;
Fu  con lenta consapevolezza che si accorse che  il  fragore delle  onde  era   li con lui. Aprì gli occhi e  vide  ancora  di fronte  a  se la propria immagine riflessa. Lo sfondo  però  era cambiato.  La grotta era sempre pervasa dal chiarore dei globi  e delle farfalle, ma alle spalle della sua immagine riflessa  c'era una  scogliera,  una alta scogliera di granito rosa  al  tramonto contro la quale si infrangevano alte onde di burrasca.&lt;br /&gt;
Lo  stupore  lasciò presto spazio  all'estasi.  Sembrava  un paesaggio bretone, Forse era punta Del Ratz, una lingua di granito che si protende nell'oceano Atlantico. &lt;br /&gt;
Lasciò  che  il  fragore della  burrasca  conquistasse  ogni spazio  libero del suo cervello, Lasciò che gli occhi  seguissero le onde finchè non esplodevano contro gli scogli.&lt;br /&gt;
Lasciò ad un altro momento le domande.&lt;br /&gt;
Il  mare  ribolliva  di schiuma bianca e le  onde  grandi  e lunghe  mostravano  la loro potenza immane.  Se  concentrava  lo sguardo sull'orizzonte poteva sembrare un mare calmo, placidamente addormentato sotto un cielo ambrato di un tramonto del nord. &lt;br /&gt;
Non c'era vento.&lt;br /&gt;
Le  onde  ruggivano nel ricordo di una  burrasca  lontana  e forse già sopita.&lt;br /&gt;
Mentre ammirava lo spettacolo che la grotta gli stava  regalando,  per uno dei tanti misteri che governano la memoria  tornò indietro nel tempo e gli venne in mente uno dei suoi primi ricordi  d'infanzia: la macchina di latta bianca con la quale giocava nel giardino della nonna. Era una macchina a pedali con al centro del volante il grosso pulsante blu del clacson.  Quando  correva per  il  viale con la sua macchinetta si sentiva già  grande,  ed oggi,  da adulto, quello era un ricordo che si teneva  stretto  e richiamava ogni volta che aveva bisogno di aggrapparsi a qualcosa di bello su cui appoggiare un nuovo progetto per la sua vita.&lt;br /&gt;
I  ciottoli  su cui era seduto erano freddi e  bagnati  così ogni tanto cambiava posizione appoggiandosi ora su una gamba  ora sull'altra.  Mentre era assorto nei suoi pensieri e  perso  nello spettacolo  della burrasca che infuriava davanti a lui  fu  colto ancora una volta dalla sorpresa; la macchina bianca era li vicino a  lui.  Scattò  in piedi e gli girò intorno,  era  proprio  lei, ammaccata  ed impolverata proprio come l'aveva lasciata  l'ultima volta trent'anni prima. &lt;br /&gt;
Era  felice  e divertito nel vederla e  guardandola  rideva, &lt;br /&gt;
rideva  come soltanto i bambini sanno fare.&lt;br /&gt;
Era una risata  senza umorismo, senza sarcasmo. &lt;br /&gt;
Era una risata piena solo di gioia. &lt;br /&gt;
Una  risata  da bambino.&lt;br /&gt;
Aveva  voglia  di  saltarci dentro ed  iniziare  a  pedalare proprio  come una volta, non lo fece sapeva che non sarebbe  riuscito ad entrare nel piccolo abitacolo adatto ad un bimbo.&lt;br /&gt;
Mentre  guardava incredulo la sua macchinetta sentì svanire lentamente  il rumore della burrasca e quando alzò gli  occhi  il fondo della grotta era tornato a risplendere del bagliore sommesso dei globi e delle farfalle, era sparita la scogliera e si  era sopito anche l'eco della tempesta. Il laghetto di fronte a se era placido  e trasparente come uno stagno di montagna.&lt;br /&gt;
Era  uno stagno di montagna.&lt;br /&gt;
Si tolse le scarpe e immerse i piedi nell'acqua, dopo  pochi istanti  era  li che nuotava e si immergeva,  nuotava  e  nuotava ancora,  e quando riemergeva dopo ogni tuffo si sentiva  forte  e sicuro. Uscì dall'acqua quando sentì che era il momento di farlo.&lt;br /&gt;
Tornò sulla riva e quando guardò il fondo della grotta  vide se  stesso.  Vide  un uomo ben piantato sulle sue  gambe,  con  i muscoli  tesi  ed il vento nei capelli. &lt;br /&gt;
Vide  un uomo felice che teneva per mano una bambina  bionda con gli occhi azzurri.&lt;br /&gt;
Negli  occhi della bimba e sulle sue labbra vide  un  sorriso sereno.&lt;br /&gt;
Un sorriso che solo i bambini, &lt;br /&gt;
solo i bambini sanno.&lt;br /&gt;
I globi di luce splendevano nella loro opalescenza magica  e Paolo si accorse subito che  uno di essi non conteneva più il suo inquilino, la farfalla era sparita. Paolo lo accarezzò dolcemente e sentì con la mano il suo calore, sentì che quel globo solitario e vivo gli apparteneva, come gli appartenevano tutte le  immagini che gli avevano attraversato la mente all'interno della grotta.&lt;br /&gt;
Paolo si ritrovò con questo pensiero in testa appoggiato  al vecchio pino, lo stesso  vecchio pino. &lt;br /&gt;
La mattina stava pigramente finendo, la caligine colorava di giallo  il cielo di luglio ed il vento da ponente accarezzava  il prato. Si sentì pienamente felice e  dolcemente  si  fece accompagnare a casa dai suoi pensieri. &lt;br /&gt;
A maggio dell'anno dopo Marina diede  alla luce una bambina bionda con gli occhi azzurri, azzurri come il mare.&lt;br /&gt;
e sulle  coste bretoni&lt;br /&gt;
le onde continuano   &lt;br /&gt;
ad esplodere&lt;br /&gt;
contro la scogliera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E QUESTA E' LA TRADUZIONE DEL BARNO DEI GENESIS&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sala era in tumulto – tutti gridavano &lt;br /&gt;
Sono riuscito solo ad ascoltare una voce abbastanza vicina dire &lt;br /&gt;
“Ti prego, aiutami ad uscire dalla folla” &lt;br /&gt;
Diceva che se lo avessi fatto anche lei mi avrebbe aiutato, &lt;br /&gt;
Ma vedevo che era completamente cieca &lt;br /&gt;
Ma dalla sua pallida pelle e dal suo volto bianco brillava la luna &lt;br /&gt;
Candida Lilith &lt;br /&gt;
Lei ti guiderà nel tunnel della notte &lt;br /&gt;
Candida Lilith &lt;br /&gt;
Lei ti farà uscire &lt;br /&gt;
Quando la condussi in mezzo alla gente, il rumore di contestazione iniziò a crescere &lt;br /&gt;
Lei disse “lasciami sentire da che parte soffia la brezza e ti mostrerò dove andare” &lt;br /&gt;
Così la seguii in una grande cavità rotonda, &lt;br /&gt;
Lei disse “stanno venendo per te, ora non aver paura” &lt;br /&gt;
Poi mi fece sedere su un trono di pietra fredda, scolpito nella giada &lt;br /&gt;
Candida Lilith &lt;br /&gt;
Lei ti guiderà nel tunnel della notte &lt;br /&gt;
Candida Lilith &lt;br /&gt;
Lei ti farà uscire &lt;br /&gt;
Mi lascia nella mia oscurità &lt;br /&gt;
Devo affrontare la mia paura &lt;br /&gt;
E l’oscurità incombe su di me &lt;br /&gt;
Posso sentire un ronzio avvicinarsi &lt;br /&gt;
Vedo l’angolo del tunnel &lt;br /&gt;
Illuminato da un qualcosa che sta arrivando &lt;br /&gt;
Due globi dorati fluttuano nella stanza &lt;br /&gt;
Ed una luce bianca abbagliante si espande nell’aria&lt;/p&gt;</media:description>
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